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8 Dicembre 1970: Il mancato Golpe Borghese.


L’8 dicembre 1970, a soli 25 anni dalla Liberazione, le ombre del fascismo tornarono ad incombere sull’Italia: diversi strati della classe dominante considerarono l’opzione di un colpo di stato per fronteggiare le crescenti tensioni politiche e sociali.

Il tentato colpo di Stato della notte dell’Immacolata, tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, dal nome in codice “Tora Tora”(in riferimento all’operazione militare giapponese su Pearl Harbour) aveva come protagonista il criminale di guerra fascista Junio Valerio Borghese.


Borghese, ex principe nero della repubblica di Salò, sostenne per lungo tempo l’MSI di Almirante prima di rompere i rapporti per fondare il Fronte Nazionale, l’organizzazione fascista che tentò il colpo di stato militare con la complicità di alcuni settori delle forze armate.


Era il 1970 e l’Europa non era nuova a dittature militari anticomuniste come la Grecia, la Spagna o il Portogallo: l’Italia era una nazione strategica che non poteva cadere in mano sovietica, pur di mantenere l’egemonia statunitense, anche un colpo di stato era considerabile.


Tra i complici del Golpe c’era di tutto: dalla mafia, alle logge massoniche, fino ai servizi segreti ma, soprattutto, l’appoggio esplicito degli stati uniti.

Uno dei partecipanti al Golpe, Andriano Monti ex SS, dichiarerà : “[Otto Skorzeny] Mi comunicò che gli Stati Uniti erano favorevoli al golpe, ma solo a una condizione: che il capo del nuovo governo fosse Giulio Andreotti.[…]


l’indicazione che arrivava dagli Stati Uniti era che Andreotti diventasse il garante democratico del nuovo corso perché il governo, anche se militare, avrebbe dovuto indire le elezioni in un nuovo clima entro due anni” evitando però la partecipazione alle elezioni dell’ambiente comunista.


Il piano comprendeva l’occupazione la sede nazionale della RAI a Roma e di tutti i principali ministeri.


Tutto era pronto, ma poi arrivò il contrordine.


Cosa spinse Borghese a fermarsi?

Nonostante alcune voci teorizzassero interferenze dagli israeliani, contrari all’opzione di Andreotti come futuro capo della dittatura, altre fonti dicono sia stato un messaggio dell’intelligence che, temendo che il Golpe fallisse, consigliò all’amministrazione statunitense di fermare il colpo per evitare un rafforzamento del movimento comunista.


Tutto rimase fermo.

Pochi anni dopo, Borghese fuggì nella spagna di Francisco Franco. I processi sul Golpe Borghese si chiusero nel 1984 con la piena assoluzione degli imputati da parte della Corte d’Assise, gettando l’italia ancora una volta nel pieno silenzio su un’altra delle pagine nere nella storia del nostro paese.

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