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Globalismo o Imperialismo?


Di recente vi è stato il ventennale degli eventi del G8 di Genova, le proteste, la violenza e l'irruzione nella scuola Diaz con le seguenti torture. Ma occorre comunque interrogarsi sul motivo delle proteste: il cosiddetto "globalismo".

 

Ma cos'è il "globalismo"?

È una parola comoda, richiama l'idea di un "insieme mondo", in cui fortune e sciagure di questa produzione globale sono equispartite fra tutti i paesi coinvolti. Richiama all'idea di "un unico pianeta, un unico popolo", nozione profondamente idealistica e tipica dei signor liberali e piccolo borghesi che si sono tanto infatuati di essa. Perché alla fine, il globalismo è quando si beve la coca cola anche in India vero? Quando vai su Amazon per comprare un prodotto cinese tenuto in un magazzino in Irlanda - questo è il globalismo, no? Tutto qua...no?

Ebbene, il globalismo è tutt'altro, lontano dalla pacificazione dei popoli e delle produzioni nazionali, lontano dalla formazione di un unico popolo globale. Quello che molti chiamano "globalismo" non è altro che un altro sviluppo del capitalismo internazionale, un'altra fase dell'accentramento del capitale in un'oligarchia finanziaria, l'estremizzazione dell'estensione geografica del capitale e della produzione... Il globalismo è uno sviluppo dell'imperialismo.

 

Ma cos'è l'imperialismo?

L'imperialismo è capitalismo monopolistico, parassitario e agonizzante. Un capitalismo che oramai di è dato alla ripartizione della Terra per placare la fame di un'oligarchia finanziaria, le cui multinazionali e transnazionali si danno ad un furto sfrenato. Infatti l'imperialismo può comparire sui libri di storia, ma ciò non vuol dire che sia finito - si è solo evoluto. È passato dal suo vecchio possesso coloniale ad un nuovo tipo di controllo, un neocolonialismo preda del capitale estero nella sua forma più pura e astratta. Oramai si parla di imperialismo delle compagnie multinazionali e transnazionali, della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, delle valute forti come il dollaro americano; insomma di autonomia e parità sulla carta e sottomissione nei fatti.

Nello sviluppo contemporaneo del capitalismo imperialista i confini vengono annullati, trapassati. Continenti interi vengono risucchiati in una turbine caotica di produzione internazionale, di compagnie diverse ma che agiscono alla ricerca dello stesso profitto. Compagnie monopolistiche mantengono e rafforzano le dinamiche di nord e sud globale. Presidenti pupazzo che vengono rimpiazzati a seconda della convenienza e della provenienza del capitale estero. Bombardamento mediatico, sia attraverso la stampa borghese sia attraverso i social media, che serve solo a legittimare intervento estero in una nazione sovrana. I paesi al fondo della scala sono soggetti a scambio disuguale, dove svendono materie prime a basso costo e devono importare prodotti finiti ben più costosi. Trappole di debiti, dove si coglie ogni occasione per poi imporre condizioni di neoliberismo, austerità, privatizzazione a governi che già a malapena sfamano frazioni della loro popolazione.

Il pensiero dominante, borghese ed esso stesso imperialista, è incapace di analizzare questi sviluppi nella geopolitica. Li analizza uno per uno, non riuscendo a collegare i punti e formare il disegno del capitalismo imperialista. Non capisce perché si ha bombardato l'Iraq, perché si è ucciso Gheddafi, perché l'hashtag #SOSCuba tutto ad un tratto va in trend. Non comprende le origini della recente Guerra Fredda che il G8 ha iniziato con Cina e Russia. Finché si rifiuterà di analizzare la struttura dell'attuale ordine capitalista-imperialista del globo non ne sarà mai capace.

E quindi, perché bisogna evitare di usare il termine "globalismo"? Perché non si include nella parola la gerarchia di questa produzione capitalistica, fa apparire il mondo come una gelatina informe senza né capo né coda. È una parola usata dai liberali e piccolo borghesi per nascondere il loro sciovinismo nel supportare questo sistema globale, per nascondere la loro apatia nel sapere delle pessime condizioni di lavoro altrove finché sia aperto un nuovo ristorante cinese nella loro zona. Si prova a nascondere la loro totale indifferenza per le sofferenze dei lavoratori di altri paesi - Dio solo sa se gli è mai interessato dei lavoratori a casa loro.

Noi non dobbiamo lottare contro il globalismo. Ogni lotta contro il "globalismo" non potrà mai avere quella compattezza ideologica necessaria per vincere contro i capitalisti, i fascisti e lo Stato - quest'Idra risulterà sempre vittorioso, il G8 di Genova si replicherà all'infinito. Occorre lottare contro l'imperialismo! I lavoratori di tutto il mondo si dovranno unire in questa lotta.


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