Cerca

I traguardi della sanità Cubana.

Aggiornamento: 15 nov 2021

Nonostante le sanzioni americane e l'embargo che perdura da oltre 60 anni, nonostante il silenzio roboante dei media, nonostante la stampa nostrana (ma anche quella internazionale) riservi le proprie attenzioni esclusivamente ai vaccini delle grandi multinazionali e nonostante l'isolamento e l'oscuramento di un intero Paese, Cuba ha i suoi vaccini.

I primi sviluppati e prodotti in America Latina.

Ma questi, non sono il primo traguardo raggiunto dall'isola caraibica:

 

Lo annuncia con un tweet BioCubaFarma, il Gruppo delle Industrie biotecnologiche e farmaceutiche cubane, una holding che, con oltre ventimila dipendenti e 60 impianti di produzione, esporta in 48 paesi:

"Il candidato al vaccino #Abdala di @CIGBCuba, mostra un'efficacia del 92,28%, nel suo schema a 3 dosi. #CubaEsCiencia."

 

Il centro di ingegneria genetica e biotecnologia de L'Avana (Cigb) e l'Istituto Finlay de l'Avana lavoravano già su quattro diversi farmaci, e fra questi, due erano arrivati alla fase conclusiva della sperimentazione, Abdala e Soberana 2.

Il Ministro della Salute cubano a maggio contava sull'approvazione dei due farmaci entro giugno e le sue aspettative non sono state deluse.

Difatti il tweet di BioCubaFarma a proposito di Abdala, cui manca solo l’Autorizzazione d’Uso d’Emergenza dal CECMED (Centro per il Controllo Statale dei Medicinali, Apparecchiature e Dispositivi Medici) per essere approvato, segue di due soli giorni l'annuncio dell’approdo in Fase 3 di Soberana 02, che garantisce un’efficacia del 62% circa, con due dosi, mentre gli altri due antidoti, Soberana 01 e Mambisa restano tuttora in fase di sperimentazione.

Grazie a questi due nuovi farmaci, che al momento non fanno registrare reazioni negative importanti e che reagirebbero ottimamente anche alle varianti Alpha, Beta e Gamma, Cuba potrà ampiamente raggiungere l’obiettivo prefisso, cioè quello di vaccinare completamente la popolazione entro l’anno. Non è dunque da escludere che possa essere il primo Paese al mondo a immunizzare l’intero Paese con un proprio vaccino: di certo un motivo di immenso orgoglio.


Con meno di 200.000 contagi totali e circa 1200 morti, ora Cuba, stando ai dati del 29 giugno, ha già vaccinato quasi tre milioni di abitanti su undici, e fra questi, più di un milione ha già completato il ciclo vaccinale.


Eppure, la notizia non dovrebbe destare poi troppo clamore: sebbene sia sotto l'embargo statunitense da quasi 60 anni, Cuba è nota e riconosciuta anche e soprattutto per l'avanguardia del settore farmaceutico pubblico e in particolare della produzione di vaccini.

La tradizione farmaceutica risale al 1981, anno della creazione del primo a laboratorio di ricerca e produzione biotecnologica, questa è talmente rinomata che spesso persino l'Unicef ha fatto affidamento su Cuba per la distribuzione dei vaccini nei paesi africani, contando sulla generosità del Paese.

In una recente conferenza stampa con i media nazionali e internazionali, il Presidente di BioCubaFarma ha spiegato infatti che l'impegno di Cuba nello sviluppo dei propri vaccini contro il Covid-19 si basa sull'esperienza e sulla conoscenze acquisite dopo oltre 30 anni di ricerca: “Cuba ha una vasta esperienza nello sviluppo e nella produzione di vaccini. Oggi, l'industria biofarmaceutica nazionale produce otto degli 11 vaccini inclusi nel programma di immunizzazione ampliato”.

Tra i sieri più importanti prodotti a Cuba ricordiamo, ad esempio, il vaccino contro il meningococco BC sviluppato dall'Istituto Finlay alla fine degli anni '80, il primo al mondo del suo genere per il controllo della meningite di tipo B. Il vaccino è stato insignito della Medaglia d'Oro dalla World Intellectual Property Organization (WIPO) ed il suo utilizzo in ambito nazionale, a partire dagli anni '90, ha consentito di ridurre significativamente l'incidenza nei casi del batterio del meningococco.

Non dimentichiamo il vaccino ricombinante contro il virus dell’epatite b, creato dagli scienziati del CIGB (Centro di ingegneria genetica e biotecnologica): oltre a ridurre sensibilmente la presenza di questa malattia a Cuba, dal 2000 non sono stati segnalati casi di bambini di età inferiore ai cinque anni infettati. L'intera popolazione fino a 40 anni è immunizzata contro la malattia ed è stato il primo in America Latina e nei Caraibi a ottenere la certificazione dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Altri vaccini quali il pentavalente contro difterite, tetano, pertosse, epatite B e haemophilus influenzae di tipo B e altri, sono “tutti i vaccini prodotti a Cuba sviluppati nel rispetto di elevati standard di qualità e nel rigoroso rispetto delle Good Manufacturing Practices”, ha precisato il presidente di BioCubaFarma.


Come spiega in un’intervista per il Manifesto il ricercatore 35enne di origine calabrese e professore di Chimica nell’Università dell’Avana Fabrizio Chiodo, nel team di ricerca dell’Instituto Finlay di Avana, i vaccini cubani utilizzano approcci diversi rispetto a quelli dei vaccini ricombinanti (AstraZeneca e Johnson&Johnson) e dei moderni vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna), sfruttati in Europa, che sono però più costosi e mai testati sui bambini.


I vaccini Soberana 1 e 2, alla cui produzione il ricercatore italiano ha contribuito, si basano infatti sulla tecnica delle subunità: Soberana 2, nello specifico, “presenta la subunità della proteina Spike legata alla proteina tetanotossoide, quella del tetano. È lo stesso approccio adottato per il vaccino contro Haemophilus Influenzae di tipo B, il primo vaccino coniugato sintetico sviluppato a livello commerciale contro un batterio che può causare polmoniti e meningiti. I bambini già vaccinati con questa tecnica sono milioni.”


La vicenda del vaccino cubano rappresenta senz'altro una dimostrazione tangibile dell'applicazione di un paradigma alternativo al modello occidentale, l'opposto diametrale dell'approccio basato sul profitto di pochi.

I colossi occidentali dell’industria farmaceutica, finanziati con soldi pubblici versati dalle tasche dei contribuenti, rifiutano, peraltro appoggiati molto spesso dalle massime Istituzioni della politica, di sospendere momentaneamente i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini.

Tra parentesi, solo recentemente il 20 maggio 2021 il Parlamento europeo lanciando un forte messaggio ha approvato un emendamento con 293 pareri favorevoli, 284 contrari e 119 astenuti, attraverso il quale si "invita l'Ue a sostenere l'iniziativa presentata da India e Sud Africa – e sostenuta dall’amministrazione Biden - in seno all'Organizzazione mondiale del commercio, con la quale si richiede una sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai vaccini, alle attrezzature e alle terapie per far fronte alla Covid-19 ed esorta le società farmaceutiche a condividere le proprie conoscenze e i propri dati attraverso il pool di accesso alle tecnologie (C-TAP) relative alla Covid-19 dell'Organizzazione mondiale della sanità”.


Come il Parlamento Europeo scrive nel testo della proposta di legge recentemente approvata, occorre “istituire una strategia globale chiara e coerente dell'Ue per la vaccinazione contro la Covid-19, incentrata sull'accesso equo, tempestivo e a prezzi contenuti del vaccino per le persone nei paesi in via di sviluppo, in particolare quanti appartengono a gruppi vulnerabili e ad alto rischio, comprese le persone affette da Hiv/Aids". Solo così, unitamente all’espansione della produzione, potrebbe divenire realtà l’ambizioso obiettivo di rendere accessibili vaccini sicuri ed efficaci al maggior numero possibile di persone. Oltre che come un gesto umanitario di elevata caratura, finalmente degno di un sistema che non di rado si erge ad archetipo per il mondo intero, possiamo leggere questo provvedimento in senso più utilitaristico, ossia come un atto formale orientato a salvaguardare il genere umano dalla malattia da Covid-19 anche come mezzo per ridurre la possibilità della diffusione di varianti del morbo potenzialmente molto più letali e resistenti ai vaccini, come sta avvenendo per la variante delta, che possono poi arrivare in Occidente, rendendo vano un anno di forsennata ricerca sui farmaci di prevenzione.


Di contro, invece, un’efficiente sistema pubblico, quello cubano, che da decenni è ormai affermato in campo internazionale, e che fornisce gratuitamente e indistintamente le prestazioni del servizio sanitario a tutti i cittadini, vaccini inclusi, facendo sì che i soldi delle imposte da questi versate non vengano spesi per finanziare industrie private, bensì per implementare altri servizi di welfare.


75 visualizzazioni0 commenti