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L'Oligarca e il Fascista.

Oggi si dà inizio alle elezioni presidenziali in Francia.

I sondaggi assegnano già la vittoria all’attuale presidente Emmanuel Macron del partito centrista liberale “La République En Marche”, ma le dinamiche della battaglia per l’Eliseo sono ben più confuse e vedono come attori non solo i candidati.


Contro la rielezione di Macron la destra sta costruendo un fronte da non sottovalutare, capeggiato dai due partiti Rassemblement National e Reconquete! e dai rispettivi presidenti: Marine Le Pen ed Eric Zemmour, che dopo un lungo conflitto politico si sono riconciliati con il fine di spodestare Macron e garantire alla destra la presidenza francese.

Mentre la Le Pen si trova alla sua terza elezione presidenziale, essendo ormai politicamente attiva dal ‘98, Zemmour è un prodotto del tutto nuovo in questo campo e trainando un partito apertamente di estrema destra, che in soli quattro mesi ha accolto 100mila iscritti, sta dimostrando la propria capacità nell’ottenere seguito e fiducia da una destra sparsa in tutti i ceti sociali.


La sua entrata in politica, Zemmour, la dipinge come un dovere morale.

Inizia come giornalista del quotidiano Le Figaro e al giorno d’oggi sulle pagine dello stesso giornale si mostra come “il voto fondamentale per salvare la Francia e ricostruire la destra”.

Cerca di attirare ogni strato sociale; si appella agli ultranazionalisti, ai repubblicani, agli indipendenti, agli astensionisti e li chiama a sé con un solo motto: Riconquistare la Francia.

È a tutti gli effetti una palla di cannone, il cui sparo è alimentato da tutte le crepe della società francese, dalla disoccupazione alla crisi energetica, dall’immigrazione al terrorismo.


Al contrario di quanto veniva previsto agli inizi, la popolarità del suo personaggio dalla candidatura alla presidenza della Repubblica è tutt’altro che calata e nemmeno le sue uscite contro gli immigrati in Francia, che ha definito come “una massa di ladri, assassini e stupratori” fanno arrestare la sua marcia. Il suo discorso in questo campo si concentra su un progressivo, fatale decadimento della società francese che rende queste elezioni “l’ultima possibilità per salvare il paese”.



“La mia prima misura di emergenza sarà quella di indire un referendum per raggiungere finalmente l'obiettivo zero immigrazione. Ci sono tre ragioni per questo: identità, sicurezza, economia.”

Zemmour, 4 aprile, “10 minutes pour convaincre"



Ma se, come abbiamo detto, Zemmour è la palla, allora chi è il cannone?


Parliamo di Vincent Bolloré, nono uomo più ricco di Francia.

Presidente di Vivendi, società attiva nel campo dei media e delle telecomunicazioni: tramite questa egli il gruppo di servizi televisi Canal+, l’agenzia pubblicitaria Havas, le editoriali Editis e Prisma Media, oltre che il 23,68% di Telecom Italia.

Insomma, parliamo del regnante di un impero mediatico.


Canal+ è il gruppo che riguarda più in particolare Zemmour in quanto include CNews, la seconda rete notiziaria più vista in Francia che ospita i talk shows dove opinionisti di destra come lui sono sempre presenti tra gli invitati. È da evidenziare come l’aumento degli opinionisti della destra radicale nella rete di Vivendi coincida con la severa eliminazione di programmi di satira e conduttori di sinistra, uno dei motivi per cui il 19 gennaio di quest’anno, per un’inchiesta sui monopoli nel campo dei media, Bolloré è stato portato a parlare davanti al senato.


Durante il suo discorso al senato, tra le diverse domande della commissione organizzata per la faccenda gli viene ovviamente chiesto anche di Zemmour, nel tentativo di approfondire come egli è stato partorito dalla macchina mediatica di Vivendi.


Bolloré si difende dicendo che il giornalista era apparso già più volte in altri canali e che “nessuno sapeva sarebbe diventato presidente della Repubblica”. Che questa uscita sbadata sia una predizione o semplicemente una gaffe non si può ancora sapere, ma quel che è sicuro è che l’influenza di un re del settore dei media, televisivo ed editoriale è forte. E un magnate dell’economia abbastanza potente da influenzare la politica della nazione è la definizione di quale termine? Oligarca.


D’altronde l’oligarca ha scelto un’arma potente che, come detto prima, riesce a far leva sulle svariate crepe della società francese facendo tremare le fondamenta di quel governo “nemico della Francia” e di “un patriota come Bolloré che difende la nazione con una società cardine”, parole di Zemmour.


E se si pensa che la battaglia finirà con l’elezione del nuovo presidente, riteniamo importante sottolineare come solo un anno fa fecero scalpore due lettere, firmate da ufficiali francesi in pensione, che sottolineavano le “pericolose condizioni sociali della Francia per colpa della contaminazione culturale” che la nazione stava subendo e che davano come unica soluzione, se il governo non fosse intervenuto, la guerra civile.È un’ipotesi questa che va sull’assurdo, e infatti le lettere non vennero prese sul serio, ma è oggettivo che la Francia affoghi in condizioni sociali, economiche, culturali, che potrebbero dare ad una forza reazionaria come l’esercito la giustificazione per intervenire in modo diretto nella politica francese, magari alimentati da politici come Zemmour.


Quello che vorremmo rendere chiaro è un messaggio in particolare: se la classe al potere può fare affidamento a vasti regni mediatici, con cui può manipolare l'informazione a proprio piacimento per i propri interessi; il nostro compito non può che essere quello di contrastare con ogni forza e mezzo disponibile questa egemonia.A te lettore ci rivolgiamo: non restarea guardare la storia, vivila!



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