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La Cina è libera dalla povertà assoluta, e noi?

Aggiornamento: 24 ott 2021

Questo novembre la provincia di Guizhou ha annunciato che le restanti 9 contee più povere avevano raggiunto le condizioni necessarie per essere considerate libere dalla povertà assoluta.

Questo annuncio silenzioso segna un traguardo storico: la Cina ha raggiunto il suo obiettivo di sradicare la povertà assoluta entro la fine del 2020.


Sotto “campagna contro la povertà assoluta” (脱贫攻坚战), 80 milioni di persone in cina sono state liberate dalla povertà assoluta attraverso sforzi di riduzione della povertà.

Dal 1981, 850 milioni di cinesi sono stati liberati dalla povertà.


Come funziona questa campagna contro la povertà?

La Cina usa 2,30 dollari al giorno di reddito individuale come soglia di povertà rurale. Questo è circa il 20% più alto della linea di povertà internazionale della Banca Mondiale (1,90 dollari).

Ma non si tratta solo del reddito. Per essere cancellata dai database nazionali sulla povertà una famiglia deve anche soddisfare criteri di accesso all'istruzione, sicurezza alimentare e dei vestiti, assistenza sanitaria di base e un alloggio sicuro.

La lotta alla povertà non è semplicemente questione dall'alto verso il basso. Richiede la collaborazione tra stato, funzionari locali del partito e comitati popolari. Da contea a contea, funzionari e volontari lavorano instancabilmente per assicurarsi che nessuna famiglia venga lasciata indietro. Prima che una borgata o una famiglia sia cancellata dal database nazionale della povertà, un comitato di residenti locali deve votare per l'approvazione.


Le misure contro la povertà non sono solo un prodotto della riforma e dell'apertura, ma del lungo percorso del socialismo cinese. Per esempio, l'aspettativa di vita in Cina è quasi raddoppiata dai 36 anni d 1949 ai 68 degli anni ‘80. Anche l'alfabetizzazione è triplicata da quel periodo. Queste conquiste formano le fondamenta della vittoria di oggi sulla povertà assoluta.


Al contempo, la Cina sa che questo è un modesto primo passo. La povertà relativa e il rischio che famiglie "scivolino di nuovo nella povertà" rimangono. Allo stesso modo, il 14° piano quinquennale si concentra sullo sviluppo e rivitalizzazione rurale. La Cina continua a spingere verso una "società moderatamente prospera".

E in Italia?

Nel 2020 sono oltre due milioni le famiglie in povertà assoluta (con un'incidenza pari al 7,7%), per un totale di oltre 5,6 milioni di individui (9,4%), in significativo aumento

rispetto al 2019 quando l'incidenza era pari, rispettivamente, al 6,4% e al 7,7%. L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%) ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019.



Anche in termini di individui è il Nord a registrare il peggioramento più marcato, con l'incidenza di povertà assoluta che passa dal 6,8% al 9,3% (10,1% nel Nord-ovest, 8,2% nel Nord-est). Sono così oltre 2,5 milioni i poveri assoluti residenti nelle regioni del Nord (45,6% del totale, distribuiti nel 63% al Nord-ovest e nel 37% nel Nord-est) contro 2,259 milioni nel Mezzogiorno il 40,3% del totale, di cui il 72% al Sud e il 28% nelle Isole).



Cosa possiamo dedurre da ciò?

Sono indubbie le contraddizioni all’interno del socialismo cinese, la nostra presa in esempio di quel tipo di società non rispecchia totalmente il sistema politico che ci auspichiamo per il nostro paese, ma possiamo altresì prendere spunto riguardo determinati provvedimenti che a tutti gli effetti hanno dei risvolti positivi nella società.

Noi non abbiamo il diritto e le capacità di criticare in modo aspro e generale il socialismo con caratteristiche cinesi.

Vanno riconosciuti pregi e difetti, senza finire in tifoserie inutili e controproducenti.

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