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La storia dietro le Foibe e la giornata della memoria.

Aggiornamento: 11 feb

Ogni 10 febbraio dal 2004 viene celebrata in Italia la “giornata del ricordo”, nata ufficialmente per ricordare le vittime dei massacri delle foibe.

La verità storica di questa giornata però è ben diversa. Questa infatti, è stata istituita per controbilanciare il 25 aprile e per dare ai fascisti una parvenza di innocenza, alimentando il mito dell’italiano brava gente, vittima anziché artefice.

Per comprendere meglio i fatti però, bisogna partire dagli eventi che precedono le foibe.


1. Gli scontri tra nazionalismi

Tra il 1848 e il 1918 nelle coste adriatiche dell’Impero Austro-ungarico fu favorito l'affermarsi dell'etnia slava per contrastare l'irredentismo della popolazione italiana, sviluppatosi in seguito alla crescita dei sentimenti nazionalisti Italiani in gran parte dei territori dell’ex repubblica di Venezia, di lingua prevalentemente Italiana

Quello che possiamo vedere altro non è che la promozione del nazionalismo da parte degli imperi per mantenere o acquisire il controllo di questi territori.


2. L'irredentismo Italiano

Nel contesto di questi scontri nazionalisti, l’irredentismo Italiano raggiunse il suo apice con la fine della prima guerra mondiale e l’annessione da parte Italiana delle terre del litorale Austriaco e parte della costa adriatica.

Il Patto di Londra (1915), che prevedeva una certa suddivisione territoriale, non fu pienamente rispettato, e questo funse da pretesto per il nascente movimento fascista , che la ribattezzò come “vittoria mutilata”.


3. L'italianizzazione Fascista

La situazione degli slavi peggiorò notevolmente con la presa del potere da parte del Fascismo nel 1922, con la graduale introduzione in tutta Italia di una politica di assimilazione delle minoranze etniche e nazionali.

Queste erano delle pratiche tragicamente comuni in tutti gli stati europei dell’epoca, ma la politica di pulizia etnica avviata dal fascismo fu particolarmente pesante.


Moltissimi comuni italiani dopo il 1929 (quando per legge venne imposto l’uso della lingua italiana nei luoghi pubblici) iniziarono a pubblicare ordinanze in merito all’italianizzazione citando per esempio:

“Si proibisce nel modo più assoluto che nei ritrovi pubblici e per le strade […] si canti o si parli lingua slava.”
“Qui si parla soltanto italiano.”

Il regime fascista iniziò a cambiare i toponimi, i cognomi di intere famiglie, i termini di uso comune e persino i nomi sulle lapidi.


4. L'occupazione Nazifascista

Dopo l’invasione Jugoslava dell’asse i territori Jugoslavi furono suddivisi tra Germania, Italia, Ungheria e il nuovo stato Croato

.L’occupazione militare costò alla Jugoslavia oltre un milione di morti mentre in tutta l’area dei Balcani i crimini di guerra compiuti contribuirono ad alimentare la Resistenza militare e civile delle popolazioni in Albania, Grecia e Jugoslavia.


Dopo l’8 settembre del ‘43, con il collasso del regio esercito Italiano, le truppe tedesche occuparono parte del territorio Italiano definendo due zone di operazione: la Zona d’Operazione del Litorale Adriatico [1] e la Zona d’operazione delle Prealpi [2].






5. Le Foibe

Nella prima Zona la risposta alle rappresaglie nazifasciste anti-partigiane fu l’esecuzione di militari e talvolta civili servendosi di grandi inghiottitoi carsici chiamati in Venezia Giulia “foibe”.


La maggioranza delle vittime morì però nei campi di prigionia Jugoslavi o durante la deportazione verso di essi. Secondo diversi storici, le vittime sono comprese tra le 3 mila e le 5 mila, le stime salgono ad 11 mila se si contano le vittime della guerra anti-partigiana.


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