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La libertà d’espressione e la stabilità del potere.

Non sarà intenzione di questo articolo ragionare tanto sul concetto di libertà in sé o di libertà di stampa, quanto sulla storia e sull’utilizzo, da parte del potere, della concezione o meno di questo diritto.


Premesse Storiche

La libertà d’espressione è uno dei valori fondanti delle democrazie occidentali dalla costituzione degli stati uniti d’America del 1789.

Prima della costituzione degli stati uniti non ve ne era, in nessuno stato al mondo, una che ne parlasse, questa citava:

“Il Congresso non promulgherà leggi […] che limitino la libertà di parola, o di stampa. […] ”


Parole importanti, che contribuirono di lì a poco alla stesura della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, un pilastro portante per quel documento che nemmeno 160 anni dopo fu tra gli elementi fondanti proprio della Dichiarazione universale dei diritti umani.

È l’occidente quindi l'erede storico della libertà di parola e di stampa, ed è questo un primato che detiene tuttora, sfruttandolo considerevolmente a proprio piacimento.


Questo primato bicentenario ha garantito solidità alle narrazioni dell’occidente imbastendo questo di autorevolezza sia interna che estera, un primato fratello del fatto che, in questa parte del mondo, non vi siano più state grandi rivoluzioni paragonabili a quella francese, che abbiano destabilizzato il potere costituito.


La rivoluzione Russa però, portò però alla ribalta una questione in particolare ignorata dalla rivoluzione francese per l’immaturità della storia: il conflitto tra le classi, la dominante e la sfruttata, o subalterna.

Un conflitto palese agli occhi di tutti, ma che faceva tremare le democrazie occidentali già decenni prima della rivoluzione: la paura della classe dominante si era trasformata in una nazione, in un popolo, in un esercito.


I decenni successivi che seguirono la rivoluzione d’ottobre mostrarono al mondo la seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda, con la separazione del mondo in due blocchi che ormai tutti conosciamo: quello Statunitense e quello Sovietico.

Con la caduta del blocco sovietico i popoli scelsero, coscienti o meno, di avvicinarsi alle nazioni che più ritennero garanti delle libertà individuali, nel dettaglio, d’espressione e di stampa (quella economica era già stata garantita dallo stesso sistema capitalista recentemente adottato).


Pare dunque delinearsi un legame riguardo le politiche nazionali per cui, se una nazione è più longeva, questa sarà anche più portata a garantire la libertà d’espressione.


Ma è davvero così? E cosa c’è dietro questa enunciazione?

Per capire se questo legame sia effettivamente vero dobbiamo necessariamente analizzare questa secondo la dinamica affrontata dalla rivoluzione europea più recente,: quella d'ottobre: il conflitto tra le classi.


Ammettendo questo conflitto dobbiamo di conseguenza considerare ogni singola nazione come in realtà l'istituzione di una classe dominante nazionale, la quale è in grado, grazie al potere economico conferitogli dallo stesso sistema vigente, di regolare a proprio piacimento le leggi e politiche nazionali (tenendo comunque conto di uno scontro interno alle classi stesse, tra interessi economici differenti volti sempre e comunque al maggiore profitto).


È in questo contesto che la classe dominante è in grado di regolare a suo piacimento il livello di libertà di una nazione, giustificandolo in ogni modo possibile supportato da una rigorosa ed efficiente propaganda.

Di base però, una classe dominante non ha come scopo la limitazione delle libertà personali, ha piuttosto la necessità di mantenere il suo dominio come classe e garantire il proprio profitto, a discapito comunque della classe subalterna.

Se l’obiettivo è però quello di mantenere il predominio e garantire il proprio profitto, nel momento in cui questi sono minacciati per ragioni dirette dalla libertà di stampa, si ricorre direttamente a limitarla in modi più o meno severi, dalla censura ai casi più estremi di arresti o assassini.


Ne traiamo dunque che:

In un sistema economico basato su due classi sociali (il capitalismo), la classe dominante sarà quella che, in difesa dei propri interessi, limiterà la libertà di stampa quando nociva per questi.


Ma come mai l’Occidente Capitalista è più libero dell’Oriente Capitalista?

Questo si ricollega direttamente al fattore enunciato poco fa: la sicurezza dei profitti della classe dominante.


Le classi dominanti occidentali non vivono una rivoluzione (compiuta) dal 1789 e, a 200 anni di distanza da questa, hanno vissuto la più grande vittoria propagandistica della loro storia: quella sul comunismo.

Il nemico più temuto per più di 150 anni era stata proprio quell’ideologia che, messa in pratica nel 1917 con la rivoluzione d’ottobre, aveva segnato tutto il ‘900.


Con il crollo dell’URSS però nacquero anche nuove nazioni che adottarono di conseguenza un regime capitalista, contribuendo allo sviluppo delle classi dominanti in tutto il blocco ex sovietico.

Contribuirono allo sviluppo poiché proprio negli ultimi anni dell’unione sovietica*, un’economia parallela a quella socialista (che causerà poi lo collasso dell’intera unione) aveva già posto le basi per permettere a dei singoli individui il controllo su settori strategici dell’economia, in primis quello delle risorse energetiche.


Le classi dominanti Occidentali, sollevate dalla paura dell’orso comunista, iniziarono ad intraprendere rapporti con le neonate classi dominanti est-europee, integrando man mano queste nazioni nei principali organi internazionali dell’occidente che noi tutti conosciamo: Unione Europea e NATO, rispettivamente per l'economia e per la difesa.

I popoli stessi, come già detto, scelsero coscienti o meno il proprio destino, mossi dalla grande macchina propagandistica occidentale, che faceva dall’effettiva longevità delle istituzioni occidentali, l garanti delle libertà individuali.


Le classi dominanti Russe però, forti delle loro grandi risorse economiche energetiche (ma non solo), iniziarono ad espandere il loro dominio nelle aree a loro più limitrofe, le ex nazioni del blocco sovietico, come per esempio in Bielorussia, in Ucraina, ma anche nelle ex repubbliche sovietiche centro asiatiche (come il Kazakhistan).


Minacciate dalle classi dominanti occidentali, che espandevano i loro domini su nazioni facenti prima parte della sfera d’influenza sovietica, le classi dominanti Orientali hanno attuato, proprio in virtù del legame sopra enunciato, una limitazione importante della libertà di stampa nei loro paesi.


Le classi dominanti Orientali detengono dunque un forte potere economico che però non è in grado di garantire la libertà di stampa, in quanto mancante della sicurezza stessa dei propri interessi economici e di potere.


Con cosa hanno sostituito dunque il valore della libertà?

Con un forte valore già presente nella cultura russa: il patriottismo.


Non staremo qui però ad analizzare le dinamiche in seno alla federazione russa, ci muoveremo dunque per analizzare un altro sistema economico, privo di classi sociali, non toccato da questa analisi: il socialismo.


Il legame è tale, per tutti i sistemi.

Parlando del socialismo facciamo riferimento direttamente a quella che fu l’Unione Sovietica, sorge dunque la domanda:


Se non vi erano classi dominanti (perché privo di queste) insicure dell’efficacia della propria narrazione, perché vigeva una censura più forte che in occidente?


Se consideriamo le classi dominanti delle nazioni capitaliste come il vero motore della politica delle nazioni, dobbiamo individuare quale sia il motore di un sistema privo di classi sociali.

Se dunque nelle democrazie occidentali i parlamenti, i partiti e le istituzioni sono controllate dalla classe dominante, l’unione sovietica, essendo priva di quest’ultima , era in grado di gestire autonomamente la politica del proprio paese, dal popolo per il popolo (sulla società sovietica dedicheremo in futuro un'approfondita analisi pratica).


La politica dell’unione sovietica può essere grossolanamente semplificata nella difesa del socialismo sovietico e nel supporto di quello internazionale (a discrezione della stessa unione).


Se consideriamo questo obiettivo e la situazione storica e politica in cui l’URSS si muoveva, in virtù del legame tra libertà d’espressione e stabilità, possiamo tranquillamente affermare che le istituzioni Sovietiche erano lontane da una tranquillità e da una sicurezza nazionale e ideologica.

Se pensiamo solo al supporto dato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone e Germania all’Armata Bianca contro quella che divenne poi l’Unione Sovietica, non c’è poi tanto da stupirsi.


Conclusione

In conclusione, con il seguente articolo affermiamo come il legame da noi enunciato riguardo la libertà d’Espressione e il potere non renda la prima un valore garantito e intoccabile nelle democrazie occidentali, ma che altresì possa essere limitata o meno in base alla sicurezza nazionale o sovranazionale delle classi dominanti.


Un popolo è dunque libero quando, chi è al potere, si sente al sicuro.

Ne conviene che un popolo è libero, quando è al potere.



*Per Unione Sovietica si intende il periodo che intercorre in particolare tra la sua fondazione e i primi anni 80, precedentemente alla glasnost'