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La persecuzione Americana: Vita e miracoli di Julian Assange.

Aggiornamento: 5 nov 2021

È il 2007 e gli Stati Uniti sono nel bel mezzo della loro sanguinosa guerra in Iraq. Due elicotteri americani aprono il fuoco su un gruppo di civili iracheni. Sono disarmati. Dopo diverse smitragliate è ormai chiaro che non si tratta di milizie armate ma di uomini indifesi. Loro continuano. Continuano ridendo e prendendosi gioco di loro, il bilancio, è di 18 vittime, di cui due giornalisti, e di due bambini feriti.

WikiLeaks Italia - Collateral Murder, sottotitoli in italiano


L’episodio viene taciuto fino al 2010, quando un giovane giornalista d’inchiesta di nome Julian Assange pubblica sul suo sito, WikiLeaks, le immagini esclusive e senza censura di ciò che è accaduto. Scoppia il caos.

In Iraq scoppiano violentissime proteste contro gli invasori americani, l’opinione pubblica cade dal pero e assaggia per la prima volta il sapore agrodolce della fiducia tradita.

Nel 2008, durante il ritiro delle truppe a stelle e strisce dal Paese, il Presidente Bush aveva parlato di “guerra combattuta per democrazia e pace nel mondo”.

Dai video e dai documenti trapelati in quell’enorme fuga di informazioni finita tra le mani di Assange si evince ben altro. Prigionieri torturati senza pietà, anche bambini. Uccisioni arbitrarie, incarcerazioni senza processo. Stragi consce di civili. Una mattanza di uomini innocenti.

La fonte delle informazioni, Chelsea Manning, viene arrestata e poi graziata. Ma per Julian è l’inizio di un incubo, spinto dalla sete di verità continua a pubblicare materiali incandescenti, ancora compromettenti per i servizi militari americani. Afghanistan, Medio Oriente, Sud America, con stragi, tentati golpe, intromissioni nelle politiche locali, spionaggi e interessi economici. Un mondo sommerso, rimasto per anni un tacito segreto tra le alte sfere dell’intelligence statunitense.

Assange non può restare in circolazione. Dalla Svezia arriva un’accusa choc: avrebbe violentato due attiviste a Stoccolma durante una visita. La macchina del fango si mette in moto e la figura del giornalista crolla davanti all’opinione pubblica. Lui si consegna a Scotland Yard, ma i suoi sostenitori gli pagano la cauzione. Si scoprirà in seguito che le accuse sono strumentalizzate: le due studentesse avrebbero chiesto solo un test dell’HIV, poiché Assange non aveva indossato il preservativo durante il rapporto.

La Svezia comunque non molla e con lei la giustizia americana che ha già pronto un maxi processo in cui Julian viene descritto come una spia. Un giornalista in cerca di verità diventa un traditore della patria, la pubblicazione di documenti che attestano gravi violazioni dei diritti umani diventa il pretesto per accusarlo di aver “minato la pubblica sicurezza americana”.

Certo anche noi non siamo estranei a tutto ciò. In una serie di informazioni provenienti dall’ambasciata americana a Roma, Assange pubblica un rapporto confidenziale che dipinge un quadro drammatico della relazione diplomatica italo-statunitense. Una relazione di complicità, con gli americani che si vantano di poter usare le basi sul suolo italiano a loro piacimento, di aver ottenuto enorme appoggio logistico e militare per la guerra in Iraq e per aver “impedito che Assange causasse ulteriori danni alla sicurezza interna”.

Nel 2012, ad un passo dall’estradizione in Svezia, si reca nell’ambasciata ecuadoriana a Londra chiedendo asilo politico. Il governo del Paese, al tempo guidato dal socialista Correa, glielo concede. Durante i sei anni di permanenza in quell’appartamento di neanche quaranta metri quadri, viene portato sull’orlo della pazzia. Emergerà più tardi che Assange venisse spiato ventiquattro ore al giorno, e gli argomenti dei suoi colloqui appuntati e scrupolosamente segnati dai carcerieri.

Nel 2019 il nuovo governo dell’Ecuador, venuto al potere grazie al losco sostegno americano, gli sospende la protezione e viene portato in un carcere a Londra dove è in attesa di essere processato ed estradato nuovamente, questa volta direttamente negli Stati Uniti.


Assange può essere indubbiamente considerato un eroe del giornalismo d’inchiesta moderno, che sta pagando con la sua stessa vita la ricerca della verità e della giustizia per migliaia di vittime innocenti dell’imperialismo americano in tutto il mondo. L’Italia, soggiogata agli Stati Uniti, non ha mai neanche tentato di opporsi a questa colossale repressione della libertà di stampa. Nessun governo ha mai speso parole in sua difesa, nessun tavolo di chiarimento è mai stato intrapreso dai diplomatici di nessun Paese NATO.

Complici silenziosi sì, ma pur sempre complici.

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