Cerca

La Resistenza Rappata: la «Storia della RAPubblica» di Zona MC

Aggiornamento: 23 giu


Copertina Album "Storia della Rapubblica"

La seguente recensione non è da considerarsi una sponsorizzazione, quanto più ad un analisi dei testi di un album musicale che riteniamo importante e ben strutturato.


Stefano Mularoni aka ZONA MC, rapper di Rimini, studioso e insegnante di storia e filosofia, abile nell'hip hop come nella breakcore, dal flow velocissimo e ricco, ironico ed espressivo, ma anche capace di una grande profondità e sensibilità, ha pubblicato un libro in cui indaga il fenomeno del sovranismo e può essere considerato sicuramente un ottimo divulgatore oltre che un talentuoso artista indipendente.


Infatti, nei suoi album ha sempre saputo riversare con maestria e genialità vaste conoscenze in ambito economico, politico e sociale oltre che vere e proprie lezioni di storia e filosofia, senza un approccio banalmente didattico ma con ragionamenti e ricostruzioni che inducono l'ascoltatore ad apprendere.


In questo periodo di sconvolgimenti geopolitici, e proprio in concomitanza con la Festa della Liberazione, ha pubblicato il suo nuovo album "Storia della RAPubblica 1943 - 1953" un saggio di storia in forma rap di storia italiana e della fase più importante da conoscere per capire il presente, ovvero il periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale alla prima fase della guerra fredda, il decennio 1943 - 1953.


Un periodo che nel sottotitolo l'autore definisce come "I veri anni di piombo", come conferma nel finale dell'ultima traccia.


L'opera, concepita come un libro di storia, si avvale delle fonti, del giudizio di una storica di professione, Lidia Celli, e di una vera e propria bibliografia. E da addetto ai lavori, il sottoscritto può garantire che questo album costituisce un vero e proprio lavoro "storico", nel senso pieno e scientifico del termine in quanto si basa sulla storiografia, sull'interpretazione e la ricostruzione tramite collegamenti, anziché sul semplice snocciolamento di fatti ed eventi spuri che non permetterebbero la comprensione delle letture possibili.


Infatti Zona MC inserisce nei momenti dialogici, possibili obiezioni e risposte, ma dando una propria lettura, che evidenzia soprattutto i valori della Resistenza e il suo tradimento, le molteplici lotte dei lavoratori italiani e la persistenza di una parte del fascismo in alcune istituzioni repubblicane, nonché le dinamiche politiche delle divisioni soprattutto nei due blocchi della guerra fredda.


Infatti lo stesso Zona MC descrive il suo album come "un disco concepito anche e soprattutto per contrastare le narrazioni revisioniste che si diffondono da decenni in Italia, con derive antikeynesiane, anticomuniste o addirittura antipartigiane".

E a questo proposito colpisce la puntualità e l'attualità di quest'album, in questo 25 aprile in cui il dibattito e il clamore mediatico sulla guerra in corso ha finito per rimescolare e rovesciare fascismo e antifascismo, rinnegare la Costituzione, insultare il pacifismo e addirittura i partigiani.

Ecco una breve analisi dei cinque brani che costituiscono questo album interessante ed estremamente attuale, visto che il primo traccia una Storia della Resistenza, un'ottima colonna sonora per questa Festa della Liberazione.


Storia della Resistenza ('43 - '45)

Il brano si apre con una riflessione su una barzelletta triste dell'epoca, illustrando bene il clima della guerra. La prima strofa parte con la premessa di un quadro storico di disunione, l'eredità che l'Italia ha avuto dal passato e che si è portata dietro al momento dell'entrata nel conflitto:



«“10 gennaio 1942: circola la barzelletta un po’ triste: se perdiamo siamo perdenti, [ma] se vinciamo siamo perduti.”
Non era certo un'Italia quella che usciva dal Risorgimento e forse non lo è stata nemmeno durante il novecento tra nord e sud, notabilato, clero e contado se lo Stato è stato uno tutto il resto restò lacerato il colpo finale fu una guerra mondiale poi la rivoluzione russa che fece tremare il mondo liberale e il re che aprirono al dittatore che finse quell'unità usando propaganda e terrore è alla fine di quell'errore che inizia questo racconto quando un secondo scontro coinvolse tutto il mondo quella storia la imparammo tutti sui banchi di scuola ma su ciò che venne dopo chi può dire l'ultima parola?».

In questo brano in particolare è interessante l'uso della forma dialogica che dicevamo, che replica a eventuali interpretazioni revisioniste. Che in questo caso sottolinea anche l'importanza del ruolo dell'informazione e del giornalismo, che può macchiarsi di responsabilità gravi nel prendere posizione:


« - "Ma allora avevo ragione, tu non fai storiografia per te i partigiani sono eroi di una mitologia mi stupisci: che caduta di stile per chi ama la filosofia giustificar l'omicidio Gentile!" -
Ah, tu credi forse che essendo solo verbali le violenze dei filosofi sian meno criminali? Ma anche le parole sono manganelli se elogiano i manganelli. È ciò che dimenticò Montanelli».

Insomma, Zona MC ci fa respirare il clima della guerra, la lunga attesa della vittoria dei partigiani, spiegando in rima in maniera dettagliata come si è arrivati a questo 25 aprile e l'importanza della Liberazione per il popolo italiano:

«È in questo clima che avviene l'insurrezione l'unico evento italiano in cui al centro c'è la popolazione che ha rischiato la vita non solo per la libertà ma per quella giustizia che mancava fin dall'unità!».

La Norimberga fallita ('45 - '47)

La spaccatura e la divisione nelle visioni ideologiche italiane emerge da diversi elementi tuttora osservabili: come nella guerra in Ucraina si possono notare elementi di recupero e di continuità con simbologie e schieramenti del passato evocando comunismo, nazionalismo, nazismo e denazificazione, noi oggi celebriamo la Festa Nazionale della Liberazione dal nazifascismo mentre ieri, come tutti gli anni, si è svolto il raduno di neofascisti e la sfilata in corteo per la commemorazione della morte di Mussolini a Predappio, che assume i caratteri di una contromanifestazione.

Bisognerebbe allora riflettere su quanto il fascismo sia stato effettivamente eliminato, a partire già dalla fondazione della Repubblica Italiana, come fa Zona MC nella seconda traccia dell'album, "La Norimberga fallita ('45 - '47)":


«L'Italia non ebbe una sua Norimberga quanti stragisti impuniti o fuggiti ma bell'inizio di merda! E oltre al danno beffati perché fu l'applicazione dell'amnistia che Togliatti firmò per piccoli reati la Repubblica nasce contro i fasci ma già in fasce reprime molto di più gli eredi di Gramsci». «Ponti tra la Repubblica e il ventennio Inchiostro nero che cade sulla Costituzione e ne offusca il disegno».

La Costituzione (dis)attesa ('46 - '48)

Ciò che si intuisce dal gioco di parole nel titolo è confermato da analisi dettagliate: la Costituzione, frutto della lotta partigiana e antifascista e di un grande lavoro da parte dei costituenti, aveva l'intento di delineare un quadro sociale, politico ed economico in favore del popolo, nella piena espressione della sua libertà e sovranità. Questi valori fondativi non sono ad oggi rispettati e, pensando a come la Costituzione è nata, tutto ciò è un'offesa al sangue versato per garantire alla nostra nazione un futuro migliore.


«Io ho un'idea di che cosa penserebbero vedendo le riforme costituzionali che stanno tradendo lo spirito di ogni articolo come l'81 ossia il bilancio dello Stato oggi de-keynesizzato ma almeno stavolta voglio sorvolare sull'attuale tornando al passato non per nostalgia o rimpianto materiale si stava peggio ma quel clima intellettuale lasciava speranze a chi voleva rovesciare il Capitale. “Guarda che i nostri nonni si son spaccati le schiene!” Lo ripetono per farci amare le nostre catene, le stesse che molti nonni speravano di spezzare in quell’anno elettorale che mi accingo a narrare...
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!"
(Discorso sulla Costituzione del prof. Piero Calamandrei agli studenti di Milano, 26 gennaio 1955)».

Dal 18 aprile al 14 luglio '48

L'anno elettorale che il rapper si accinge a narrare è il 1948. La situazione di divisione e il mancato rispetto dei valori fondativi e delle idee politiche che stavano alla base della formazione del nuovo Stato si manifesta da subito già con le elezioni e la formazione del primo governo repubblicano, ben rappresentato anche a livello culturale:


«Guareschi pubblica Don Camillo proprio in quei mesi Anni dopo criticò i cattolici difesi Alla fine prevalse di 20 punti la DC E governò poi per 40 anni a partire da lì Generando il paradosso di una democrazia monopartitica quasi quanto l'odiata autocrazia Qui troviamo uno dei semi della nostra corruzione Ed è proprio l'esclusione di Peppone».

Nel clima di guerra odierno, nel caos del corto circuito tra informazione e propaganda, con la contrapposizione tra sostenitori di posizioni atlantiste e partigiane come quelle dell'ANPI, anche relativamente alla celebrazione di questo 25 aprile, le parole che usa Zona MC mostrano quanto l'attualità abbia forti analogie e collegamenti con la situazione postbellica novecentesca:

«Dimentichi che l'anno dopo è nata la NATO e che l'Italia è sempre stata una base dell'alleato ciò che accadde in Grecia nel dopoguerra poteva poi ripetersi anche qui: non è nostra la nostra terra!».

De Gasperi V-VII ('48 - '53)

L'ultimo passaggio su cui si concentra Zona MC è l'analisi della figura di Alcide De Gasperi, descritto come restauratore più che riformista, che guardando a destra e all'influenza americana porta direttamente l'Italia nella guerra fredda e che

«abbandona le sinistre e mantiene alleanze atlantiste mentre all’interno ha già capito che i voti non sono tutto, conta il Capitale ossia il “quarto partito”».

Zona MC chiude il brano e l'intero album dando una definizione del decennio che ha appena descritto con queste cinque canzoni, che è quella che ha dato come sottotitolo dell'intera opera: “I veri anni di piombo”.

«Io per tutto questo e non solo li chiamo "anni di piombo" e i settanta invece "anni del tritolo" in quanto la nota tensione Iniziò con un'esplosione Mentre il piombo è sullo sfondo già dalla ricostruzione».

Sceglie quindi di distinguerli dagli anni ‘70 che, comunemente chiamati “anni di piombo”, l’artista reputa più corretti da definire come “anni di tritolo” o, come fanno altri interpreti “anni di piombo e di tritolo”, per il periodo caratterizzato da attentati terroristici e bombe.

Ma soprattutto, con questa conclusione, Zona MC ci fa capire che, essendo la storia un insieme di avvenimenti collegati tra loro, la strategia della tensione, la violenza e i loschi intrighi degli anni ‘70 in realtà hanno radici già nel primo dopoguerra e nella ricostruzione.