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La verità sulla crisi missilistica Cubana.

Aggiornamento: 24 ott 2021

Se durante la guerra fredda vi furono varie occasioni per far piombare il mondo in una guerra nucleare, la crisi missilistica di cuba è senza dubbio la più famosa e di conseguenza la più ritoccata.

Prosegue dunque il nostro percorso verso la comprensione di una storia recente più vicina possibile alla verità, evidenziando elementi spesso trattati come marginali e dando loro il giusto peso.

 

Perché sono arrivati dei missili balistici ai piedi degli USA?


La risposta in realtà è molto semplice: per ristabilire l'equilibrio.

Tutto ebbe inizio il 19 dicembre 1957 quando il Consiglio Atlantico decise per l'installazione di basi missilistiche in territorio alleato. Il controllo del loro impiego sarebbe stato concordato con il paese ospitante ma le chiavi erano in mano Usa.

La Gran Bretagna, la Turchia e l'Italia “accettarono” di ospitare le basi missilistiche per i missili Jupiter e Thor, con una gittata attorno ai 3000 km. In questo contesto gli Stati Uniti erano considerati in grado di "sparare il primo colpo nucleare" mettendo così l'Unione Sovietica in un enorme svantaggio.


Dopo la baia dei porci, il tentativo di invasione dell'isola da parte di esuli cubani e mercenari appoggiati dalla CIA, Cuba cercò il supporto dell'Unione Sovietica. La strategia sovietica teneva dunque conto di due aspetti:

La prima fornitura di missili R-12 fece il suo arrivo sull'isola caraibica la notte dell'8 settembre, seguita da una seconda il 16 settembre. I sovietici stavano costruendo nove siti, sei per i missili a medio raggio R-12 con una gittata di 2.000 chilometri e tre per i missili balistici R-14 con una portata massima di 4.500 chilometri.



Le varie opzioni discusse dai generali statunitesni furono:

Il bombardamento immediato venne subito scartato, così come un appello alle Nazioni Unite, che avrebbe portato via molto tempo. La scelta venne ridotta alle ultime due opzioni. Venne infine scelto infine il blocco, anche se ci fu un numero di falchi che continuarono a spingere per un'azione più dura.


Come fece notare lo stesso Fidel Castro, non c'era niente di illegale circa le installazioni dei missili; erano sicuramente una minaccia per gli USA, ma missili simili puntati verso l'URSS erano già posizionati in Gran Bretagna, Italia e Turchia.

Quindi se i sovietici avessero provato a forzare il blocco, il conflitto avrebbe potuto esplodere a seguito di una escalation delle rappresaglie.

 

Come si è conclusa la crisi?

L'esito finale di questa crisi (oltre ovviamente allo scongiuramento di una possibile guerra nucleare) fu difatti il ritiro dei missili statunitensi dalla Turchia, dall'Italia e dalla Gran Bretagna, dei missili sovietici a Cuba, e la promessa statunitense di non invadere l'isola.

Un dettaglio che forse era sconosciuto ai più era non solo il posizionamento dei missili in Turchia ma soprattutto il coinvolgimento del nostro paese in questa crisi.


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