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Liberazione, da e per chi?

- Storia della Resistenza (43-45) -

Dalle prime resistenze

Il movimento partigiano che pose termine al fascismo come lo si era conosciuto da vent’anni a quella parte nacque proprio contemporaneamente al fascismo stesso.

È con le violente lotte contro le squadracce fasciste del biennio rosso (1919-’22) che si può identificare la resistenza contro l’oppressione fascista che, come abbiamo spiegato nei precedenti post, altro non è che il braccio armato della classe dominante.

Dopo l’Omicidio Matteotti e l’ascesa al potere del fascismo, le forze antifasciste sviluppatesi all’ora si organizzarono in clandestinità in italia e all’estero, alcune prendendo parte per esempio alla guerra civile spagnola (la quale diede molta pratica “sul campo” essenziale poi nellla guerra partigiana che ne seguì in Italia), altre direttamente studiando e formandosi non solo militarmente ma anche polticamente in Unione Sovietica, che all’epoca forniva scuole di formazione politico-militare ai membri dei partiti comunbisti di tutto il mondo, perseguendo l’Ideale di Lenin del “Rivoluzionario di professione”:


Nonostante ciò, fu lo scoppio della guerra e soprattutto il pessimo andamento delle operazioni militari Italiane a contribuire al distacco tra le masse popolari e il regime fascista, che portarono il 25 Luglio del 1943 alla sfiducia del governo Mussolini e la conseguente formazione del Primo Governo Badoglio.

Questo evento è spesso citato come un mero voto di sfiducia, ma fu dettato in realtà dalla paura dell’allora re Vittorio Emanuele e di fascisti opportunisti i quali, con il conseguente sbarco degli americani, ci avevano visto lungo riguardo l’andamento della guerra e, per paura di essere considerati nemici nei trattati di pace che ne sarebbero conseguiti, sfiduciarono l’allora capo del governo Benito Mussolini, favorendo il generale Badoglio.


All'armistizio dell'8 Settembre

Dopo i primi 45 giorni del primo governo Badoglio, il 3 settembre 1943 verrà firmato l’Armistizio di Cassibile, dalla piccola cittadina Siciliana da cui prese il nome.

La data che noi tutti conosciamo è però l’8 settembre, giorno in cui Badoglio stesso annunciò alla Radio i termini della pace con gli alleati.

L’armistizio portò al disfacimento delle forze armate Italiane, seppur con qualche breve resistenza ai territori saldamente controllati dai tedeschi sai per ordine superiore, come la tragica battaglia di Cefalonia, sia per iniziative dei singoli ufficiali nei Balcani o nel mar egeo.

Tra i tragici eventi che seguirono l’8 settembre vi fu la mancata difesa di Roma: firmata la resa con gli alleati il Re Vittorio Emanuele, che si trovava a Roma, fuggì dalla capitale assieme al capo del governo e ai vertici militari. La città fu rapidamente conquistata dalle truppe naziste che combatterono contro le truppe italiane, lasciate completamente allo sbaraglio in un rapporto 4 a 1.


La nascita e lo sviluppo della resistenza

Poche ore dopo la comunicazione radiofonica del maresciallo Badoglio e a battaglia già in corso, il 9 settembre 1943, alle 16:30, a Roma, sei esponenti politici dei partiti antifascisti, usciti dalla clandestinità a seguito del crollo del regime, si riunirono e costituirono il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Mentre si andavano a costituire i Comitati di Liberazione Nazionale nelle varie città sotto occupazione Tedesca, i primi gruppi ribelli erano già in formazione nelle regioni delle prealpi e del preappennino che, grazie alle loro montagne, costituivano delle basi sicure per organizzare la lotta.

Il movimento partigiano Italiano era vario e ben poco unitario, tutti erano però uniti, dalle Brigate Garibaldi Comuniste alle Fiamme Verdi Cattoliche, da un forte odio verso gli occupanti e il fascismo.

Il CLN fu la struttura politico-militare che avrebbe caratterizzato la Resistenza italiana contro l'occupazione tedesca e le forze collaborazioniste fasciste della Repubblica di Salò in tutto il periodo della guerra di liberazione.


Regione per regione, zona per zona, la presenza delle formazioni partigiane nelle vallate e sulle montagne si fece, con il passare dei mesi, sempre più massiccia, e dalle bande iniziali si passò a ben organizzate brigate (le "Garibaldi", le "Giustizia e Libertà", le "Matteotti", le "Mazzini", le "Autonome", etc.) mentre nelle città presero vita le SAP (Squadre di Azione Patriottica) e i GAP (Gruppi di Azione Patriottica), dediti ad operazioni di reclutamento e propaganda, sabotaggio, guerriglia urbana. La lotta fu anche sostenuta da importanti strutture politiche quali i Gruppi di Difesa della Donna (GDD) e il Fronte della Gioventù (FdG).


Con un’Italia già divisa in due, al sud dagli angloamericani e al nord dai tedeschi, su diretta volontà di Hitler fu istituita la Repubblica Sociale Italiana, già nella mente dei nazisti dal maggio del ‘43 timorosi di una possibile caduta di Mussolini.

Così, il 12 Settembre 1943, Mussolini fu liberato dalla prigionia a cui era stato sottoposto dopo la sfiducia e fu portato in Germania, dove furono emanate le prime direttive per riorganizzare il Partito Fascista.

Voluta dai nazisti, questa “repubblica” non fu altro che uno stato fantoccio, che portò a combattere Italiani contro altri Italiani, organizzando rappresaglie ed eccidi contro la stessa popolazione.


La primavera del ‘44 e la liberazione

La primavera dell’anno successivo portò risvolti molto importanti per la resistenza.

Affianco alla resistenza armata crebbe una resistenza di fabbrica che, con lo sciopero generale del marzo del ‘44, portò 500.000 lavoratori del settentrione ad incrociare le braccia.

A dispetto della violenta repressione, le autorità nazifasciste non riuscirono a fermare gli scioperi e persero ulteriore credibilità nei confronti della popolazione, mentre divenne evidente la crescente influenza delle forze politiche di sinistra e l'ostilità della classe operaia verso le ambigue politiche sociali della Repubblica di Salò.


Nel marzo 1944 viene inoltre riconosciuto quale rappresentante politico dell'Italia settentrionale il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con sede a Milano, ciò avvenne in seguito alla conferma data agli alleati che, alla fine della guerra, i partigiani avrebbero deposto le armi, dettando quelle zone d’influenza che presero forma poi nella conferenza di Yalta.


Nell’Aprile dello stesso anno prese luogo la svolta di Salerno, la quale coinvolgeva direttamente il PCI, allora rimasto fuori dalla coalizione dei partiti del primo governo Badoglio, consentendo la creazione di un governo di unità nazionale, al quale partecipassero i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti nel Comitato di Liberazione Nazionale, accantonando quindi temporaneamente la questione istituzionale.


Tra la primavera e l’estate del 1944, dopo lo sfondamento alleato della linea Gustav istituita su volere di Hitler nell’ottobre del 4 e l'avanzata anglo-americana nell'Italia centrale, ampie zone del territorio settentrionale vennero sottratte all'occupazione tedesca e fascista: sorsero così le "Zone Libere" e le repubbliche partigiane come quelle di Montefiorino (Appennino modenese), della Val Trebbia (Liguria, Emilia Romagna, Lombardia), della Val Ceno (Emilia Romagna, Appennino Ligure), della Val Taro (provincia di Parma).

In autunno, invece, è il momento del Piemonte, dove sorge la Repubblica dell'Ossola, ma anche altre zone libere nelle Langhe e in Carnia. I governi democratici provvisori delle repubbliche ebbero però vita breve: i tedeschi scatenarono nei loro confronti offensive pesantissime costringendo i partigiani ad abbandonare paesi e vallate per ripiegare sulle montagne. Qui vengono continuamente attaccati, soprattutto dall'inverno 1944-1945, quando l'avanzata alleata si arresta sulla linea Gotica.


Dopo una fase di grandi difficoltà, dovuta soprattutto all'assenza del sostegno sia alleato che contadino viste le forti rappresaglie nazifasciste, nei primi mesi del 1945 le formazioni partigiane tornarono alla piena efficienza e, ormai bene armate dalle rappresaglie e dai lanci alleati, furono in grado di riprendere l'offensiva.

Nella primavera del 1945, con lo sfondamento sulla linea Gotica, l'attività partigiana va sempre più intensificandosi fino ad arrivare al 25 aprile 1945 quando il CLNAI ordinò l'insurrezione generale, durante la quale i partigiani affluirono nelle città, si unirono ai combattenti locali, e liberarono il Nord Italia.

Nei giorni dell'insurrezione le forze partigiane effettivamente attive e combattenti ammontarono a circa 100.000 uomini e donne, con le formazioni più numerose in Piemonte (30.000), Lombardia (9 000), Veneto (12 000), Emilia (12 000). Di questi 100.000 combattenti attivi, circa 51.000 appartenevano alle unità comuniste delle Brigate Garibaldi.


La lotta della metà dei partigiani fu una lotta non per la semplice libertà dal fascismo, ma anche per la libertà dall’oppressione delle classi dominanti.

Vedremo come, negli anni successivi alla liberazione, la speranza per quest’ultima libertà verrà smorzata a suon di repressione e paura.


Articolo in divenire.

- La Norimberga Fallita (45-47) -

- La costituzione (46-48) -

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