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Lo spettro di Göring

Aggiornamento: 17 giu

Hermann Göring (Vice-Cancelliere del Reich e principale luogotenente di Hitler) nelle sue memorie lasciò una dichiarazione che, a fronte di quello che leggiamo oggi sui media mainstream e alle azioni che i governi (soprattutto europei) stanno intraprendendo, risultano estremamente attuali.

è naturale che la gente non voglia la guerra; non la vogliono gli inglesi né gli americani, e nemmeno i tedeschi. Si capisce. È compito dei leader del paese orientarli verso la guerra.


È facilissimo: basta dirgli che stanno per essere attaccati, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il Paese. Funziona così in qualsiasi Paese, che sia una democrazia, una monarchia, una dittatura.

Lo vediamo oggi in Ucraina, ma non solo da parte russa (che utilizza la stessa ricetta di Göring con la NATO e arresta ogni dissidente), ma anche da parte dei paesi occidentali, Italia inclusa.

Nel nostro paese viviamo oggi livelli di censura e di propaganda forse mai toccati nella storia repubblicana.


Chiunque tenti di esprimere un’opinione più che pacifica come il non invio di armi in Ucraina non viene tacciato tanto per mancanza di patriottismo (tra i valori cardine nella prima metà del secolo scorso) quanto più di disprezzo per la Libertà e la Democrazia.


Questa ricetta è stata seguita alla lettera da ogni potenza imperialista per scatenare la paura e l’adesione ai conflitti, siano questi gli Stati Uniti d’America o la Russia il discorso non cambia: la guerra è un passo fondamentale nel ciclo del capitalismo, prima o poi si tornerà sempre in una condizione di conflitto, perché quando le caserme sono piene, queste vanno svuotate.

Al giorno d’oggi per fare ciò esistono due modi:

  • Il classico; una guerra diretta tra grandi nazioni, come nel primo conflitto mondiale o oggi in Ucraina.

  • Il moderno; finanziando o addestrando una fazione in un conflitto esterno, come accade oggi in Siria e Yemen.

Pare quindi certa una guerra sul medio-lungo termine, in Europa o in Asia.

Lo si vede dai toni dei governi, dalle spese militari e dallo spaventoso riarmo: ci si prepara alla fine di questo ciclo economico, e a pagarne le conseguenze saranno sempre le classi più basse della popolazione.

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