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Maturità 2022: Bianchi sordo alle richieste degli studenti.

Nessuno se lo aspettava, ma questo “febbraio rosso” degli studenti è arrivato con la rabbia accumulata negli scorsi anni di miseria scolastica e didattica e con il fermento già acceso dalle mobilitazioni e occupazioni di quest’autunno. Dopo le manifestazioni del 28 gennaio per Lorenzo, gli studenti sono tornati in piazza venerdì 4 febbraio, ancora più numerosi, contro il ripristino della seconda prova dell’esame di Stato.


Il ministro Bianchi ha annunciato il 31 gennaio che la maturità 2022 sarà completa di seconda prova sulle materie d’indirizzo, sebbene le tracce saranno scelte per ogni scuola dalla commissione interna d’esame. Dal palazzo del MIUR hanno deciso che anche l’esame sarà sulla falsa riga di un decantato ritorno alla normalità, come se la chiusura delle scuole, la didattica digitale con tutte le sue lacune, i programmi scolastici persi e le limitazioni fossero ormai un capitolo chiuso e non avessero lasciato segni.


La risposta dalle scuole è stata forte e quasi unanime: la scelta del Ministero è del tutto inadeguata, considerando che la DaD non è affatto storia passata: molte classi sono tuttora costrette a svolgere lezioni a distanza per via dei contagi. Inoltre, le lacune nella formazione e le ripercussioni psicologiche della pandemia sono una realtà con cui studenti e insegnanti stanno ancora facendo i conti, e lo stanno facendo da soli, poiché il governo ha disertato ogni responsabilità e sostegno alla scuola.


I cortei e presidi in tutta Italia chiedevano l’abolizione della seconda prova, il reinserimento della tesina al posto della discussione su PCTO ed educazione civica, e l’abolizione dell’alternanza, sulla scia delle agitazioni per la morte di Lorenzo.

La protesta più grande è stata a Roma, davanti al Ministero dell’Istruzione, cui hanno partecipato circa cinquemila studenti, ma ci sono state manifestazioni anche a Milano, Bologna, Genova, Venezia, Palermo, Firenze, Bari, Perugia, Padova e altre città: più di 40.


Ieri il ministro Bianchi ha ricevuto una delegazione di studenti e rappresentanti delle Consulte, senza cedere tuttavia sulla seconda prova. Di tutte le richieste avanzate, il massimo compromesso che Bianchi sembra disposto a concedere è la possibilità di ridurre il peso della prova d’esame nella valutazione finale, dando più importanza alle medie dei voti del triennio e ai crediti scolastici e formativi.


Un ripiego che agli studenti sembra tuttora insensato e insufficiente, e che persiste nella noncuranza delle richieste di chi la scuola la vive ogni giorno, perché ci studia o ci lavora. Per questo, collettivi, sigle e movimenti giovanili hanno chiamato una nuova agitazione, e venerdì 18 febbraio saranno di nuovo piazza: per gli studenti non è finita qui e, anzi, in diverse città sono ricominciate occupazioni e assemblee permanenti (come Torino, Livorno, Roma, Milano, etc.) e si prepara una stagione di agitazioni.

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