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Per noi che non c'eravamo.

Aggiornamento: 5 nov 2021

Tutto ciò che segue è la ricostruzione dei fatti del G8 di Genova, secondo molti la più grande violazione dei diritti umani in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

Quando si pensa al G8 di Genova si fa sempre riferimento a Piazza Alimonda, si tengono gli occhi fissi su quell'estintore senza guardare il contesto, senza ricordarsi della Diaz, di Bolzaneto e delle innumerevoli brutalità delle forze dell'ordine. Ma andiamo con ordine, cosa successe davvero in quei 3 giorni infernali?

Ci troviamo a Genova, è un appuntamento molto importante, il Summit degli 8 paesi più industrializzati del nostro pianeta. Dopo tempo il G8 tornò a svolgersi in Italia. Inizialmente la scelta della città di Genova per il G8 viene accolta con entusiasmo, tutto doveva svolgersi con tranquillità, come il G7 a Napoli, ma, iniziarono le perplessità. Genova era una meta importante, e iniziava a sembrare il posto meno adatto: Genova è una città piccole e stretta, dove assicurare l'ordine pubblico è impossibile ,figuriamoci in occasioni così importanti. Nel mondo nacquero dei gruppi di protesta proprio per incontri di questo tipo, in Italia, Il genoa social forum: Si batterono contro le privatizzazioni, l'aiuto dei paesi del terzo mondo, l'accesso ai farmaci e numerose altre cause sociali(cose che in un periodo come il 2001 non erano scontate visto il trionfo dell'universo neoliberista). Lo slogan era: "Voi 8 e noi 6 miliardi" e per quanto ci riguarda, può racchiudere tutta la rabbia che i manifestanti provavano. Ma il movimento più presente, in questo caso, furono i No Global, l'anima del G8. Un movimento nato a Seattle che si batteva contro la globalizzazione e l'imperialismo. Il terzo gruppo era più ambiguo, mai visto prima: i black bloc. Nascono nel nord Europa, il loro obbiettivo era creare disordine puntando i simboli del capitalismo, Banche, Aziende, Fast food, Agenzie e aziende d'ogni specie; assaltare questi obbiettivi e devastarli: appaiono, colpiscono, scompaiono. I black Bloc non sono un gruppo, non è organizzato ma si tratta di una tattica, si caratterizzano da tute nere, volti coperti e armi artigianali, cosi difficile da essere riconosciuti.


 

19 Luglio

Genova venne divisa in 3 zone, la zona verde, dove è possibile manifestare, la zona gialla, dove la circolazione è limitata e la zona rossa, delimitata da alte barricate, dove l'accesso è vietato, all'interno di quest'ultima, si sta svolgendo l'incontro. Tutto è pronto, il G8 può iniziare. vengono stimati intorno ai 50.000 manifestanti, la giornata più pacifica del G8, una manifestazione a favore dei migranti dove sfileranno i vari cortei.


 

20 Luglio

Inizia ufficialmente il G8, la giornata più temuta.

 

Berlusconi arriva al palazzo ducale, Il 20 luglio erano previsti vari cortei in diversi punti della città.

C’era il corteo della rete Lilliput, quello di Arci, Attac, Rifondazione comunista, Fiom. Ma soprattutto quello più importante, delle tute bianche (movimento di sinistra extraparlamentare, attivo dal 1998 al 2001): circa 25.000 persone che dallo stadio Carlini dovevano arrivare a ridosso della zona rossa violando simbolicamente la zona fortezza, e poi tornando indietro.



Alle 11:30 arrivano i black bloc e i manifestanti

Le tute nere decidono di dirigersi verso la parte nord, nella piazza dei Cobas, dove assaltano una camionetta dei carabinieri; la polizia in risposta carica, i black bloc scappano e la polizia investe i Cobas: è solo l'inizio degli abusi.

La zona nord viene occupata dai black bloc, la polizia va loro incontro in Piazza Giusti, ma verso i carabinieri stanno arrivando le tute bianche. Si doveva evitare l'incontro tra tute bianche e manifestanti. Nel frattempo, i black bloc assaltano il carcere Marassi. La polizia invece di proseguire per andare dai black bloc, si ferma davanti ai manifestanti, pacifici e non pacifici, e giornalisti.

La polizia viene circondata anche dalle tute bianche, e si trova davanti un corteo di 10.000 manifestanti.



Alle 15 inizia la prima sessione del G8 e nello stesso momento, la polizia carica le tute bianche: non è un segreto che le tute bianche volessero violare la zona rossa, ma a differenza di come ci si aspettava, vengono caricati nella parte autorizzata delle manifestazioni. Dalla sala operativa della questura viene ordinato di far indietreggiare la polizia, ma i contatti non riescono ad arrivare. Le manifestazioni sono violente, i lacrimogeni ad altezza uomo non mancano, è guerra. Gli scontri continuano in Via Tolemaide, e le richieste di far indietreggiare i carabinieri continuano a non essere recepite dalla polizia.

Le registrazioni parlano chiaro, il battaglione non doveva trovarsi in Via Tolemaide: gli abusi continuano, gli scontri sono violenti e il sangue non manca, ormai è tutto fuori controllo. Per fermare i carabinieri, a cui non arrivano i segnali dalla caserma, e bloccare gli scontri, viene inviato il dodicesimo battaglione Sicilia, dove presta servizio il carabiniere ausiliario Mario Placanica. Placanica si sente male, e viene fatto salire su un defender, che però si blocca tra un cassonetto e i manifestanti in Piazza Alimonda: quel defender non doveva essere lì. I manifestanti attaccano il defender e dal finestrino si intravede una pistola, è il braccio di Placanica che minaccia di aprire il fuoco sui manifestanti. In gesto di difesa, Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni, decide di raccogliere un estintore da terra, e tenta di lanciarlo addosso al defender, ma dalla pistola di Placanica partono due colpi, diretti sul volto di Giuliani. La situazione è disastrosa: erano le 17:27 del 21 luglio 2001.

Dopo i colpi, il defender passa sopra il corpo di Carlo per due volte, aggravando la situazione. Inizialmente, la polizia nega i fatti, accusando i black bloc di aver colpito Carlo in testa con una pietra; poi, dichiarano nuovamente il falso, affermando che un proiettile avesse rimbalzato su un sasso e colpito Giuliani, ma come sappiamo, la verità era un'altra. Placanica ha ucciso brutalmente Carlo. La ricostruzione di Placanica non sta in piedi: dichiara prima di aver sparato alla cieca, e poi di aver sparato in un momento di panico. Due ricostruzioni differenti che fanno pensare molto, ma così non può essere andata. I manifestanti erano nella situazione di sentirsi intimiditi, la pistola era già puntata, e sparare alla cieca è impensabile. L'angolazione della pistola consentiva a Placanica di non colpire alla testa Giuliani, ma di ferirlo. Purtroppo non va così, e se c'è una possibilità di salvarlo, essa venne distrutta dall'arroganza della polizia nell'investire e massacrare il corpo di Carlo.


 

21 Luglio

 

Gli scontri del giorno precedente avevano fatto sorgere preoccupazioni riguardo lo svolgersi delle manifestazioni, Luca Casarini, leader delle tute bianche, infatti dichiarerà: "rabbia, quel sabato era la rabbia, c'era la voglia di uscire perché bisognava uscire di nuovo nelle strade, e la preoccupazione perché sapevamo che era una guerra e quindi di riuscire a tornare a casa tutti" tuttavia la manifestazione ebbe comunque luogo per volere del Genoa Social Forum. La manifestazione del 21 si sarebbe dovuta tenere lungo Corso Italia, per arrivare fino al quartiere Foce. Nel mentre i manifestanti si trovavano lungo Corso Italia, nella mattinata, un primo focolaio di scontri si svolse in piazza Raffaele Rossetti. All'arrivo dei manifestanti in prossimità del quartiere foce, Un gruppo di circa 400 manifestanti violenti, staccatosi dal corteo principale si diresse verso Piazzale Kennedy per attaccare le forze di polizia schierate in quella zona. Il corteo principale, per allontanarsi dagli scontri deviò il percorso imboccando via Giuseppe Casareggis. Per respingere i violenti, che nel frattempo aveva tentato di reinserirsi nel corteo, la polizia si ritrovò ad attaccare il corteo principale all'incrocio tra via Giuseppe Casareggis e Corso Italia. Le cariche della polizia iniziano verso le 15:30/16.



Nella sera del 21 luglio, però, si assistette a uno dei momenti più tragici del G8 di Genova: l'irruzione delle forze di polizia nella scuola Diaz. La scuola Diaz e l'adiacente scuola Pascoli erano state concesse dal comune di Genova come centro di coordinamento al Genoa Social Forum, ma erano utilizzate anche per altre funzioni, come per esempio dormitorio e alloggio per manifestanti e giornalisti. Intorno alle 21, vi furono delle segnalazioni da parte dei cittadini residenti in zona di un gruppo di manifestanti intenti a posizionare cassonetti a mo' di barricate. La versione ufficiale del reparto mobile di Genova dichiarò che Il lancio di oggetti contundenti verso una pattuglia presente sul posto sarà la causa scatenante che portò alla perquisizione della scuola Diaz e del liceo Pascoli. Questo risulterà poi falso dalle ricostruzioni emerse nelle indagini: a tutti gli effetti la motivazione della perquisizione rimane ignota e confusa. I carabinieri e la polizia arrivano di fronte alla scuola Diaz alle 23:57, sono 346 poliziotti e 149 carabinieri. Alle 23:59 le forze di polizia entrano nel cortile della diaz e a mezzanotte del 22 penetrano nel portone della scuola.


La "macelleria messicana"(come verrà poi definita l'incursione della polizia alla Diaz dal vicequestore Michelangelo Fournier) ebbe così inizio. Tutti gli occupanti della scuola vennero arrestati, in tutto 93, 82 dei quali gravemente feriti, 63 furono portati in ospedale e 19 nella caserma della polizia di bolzaneto. Don't Clean Up This Blood, non pulite questo sangue. Questo recitava il cartello all'interno della scuola Diaz la mattina seguente ai fatti, perché oltre a picchiare inermi studenti, manifestanti e giornalisti pacifici le forze dell'ordine volevano anche insabbiare le prove. Insabbiare le brutalità che quella notte alle 23:59 le forze dell'ordine commisero entrando all'interno della scuola Diaz e interrompendo per ore intere i diritti umani all'interno dello stabilimento, picchiando barbaramente e umiliando chi stanziava all'interno.


A chi andò bene venne arrestato e picchiato, ma a chi andò male tornò a casa senza denti, costole o coscienza. Per evidenziare gli abusi della polizia all'interno della Diaz ci teniamo a ricordare le tre vittime di violenza che finirono in prognosi riservata per colpa dei danni recati dalla polizia: la ventottenne studentessa tedesca di archeologia Melanie Jonasch, vittima di un trauma cranico cerebrale con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, contusioni multiple al dorso, spalla e arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche; il tedesco Karl Wolfgang Baro, trauma cranico con emorragia venosa; e il giornalista inglese Mark Covell, mano sinistra e 8 costole fratturate, perforazione del polmone, trauma emitorace, spalla e omero, oltre alla perdita di 16 denti, il cui pestaggio, avvenuto a metà strada tra le due scuole, venne ripreso in un video. Vorremmo inoltre evidenziare come, nel verbale della polizia inviato alla procura di Genova, si evince come ci siano delle accuse infondate verso gli occupanti della scuola Diaz per giustificare gli abusi delle forze dell'ordine.


Ciò che segue è uno stralcio del verbale: «Il 22 luglio, alle ore 3», nell’ufficio «trattazione atti presso il VI Reparto Mobile della Polizia di Genova, noi sottoscritti Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria, al Servizio Centrale Operativo di Roma, alle Squadre Mobili di Roma, Napoli, Genova, La Spezia e Nuoro , diamo atto che all’1,30 circa, in via Cesare Battisti nell’istituto scolastico Diaz al termine di una perquisizione domiciliare, abbiamo proceduto all’arresto» delle 93 persone in elenco perché «responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla devastazione ed al saccheggio nonché, in concorso tra loro, di detenzione abusiva di arma da guerra. Si è resa necessaria l’adozione della misura pre-cautelare per i fatti di seguito elencati». A seguito dei fatti nella scuola Diaz, nei processi, ci si rese conto(come detto in precedenza) che le motivazioni per fare irruzione all'interno della scuola Diaz specificate nel verbale siano del tutto infondate. Non solo gli occupanti della Diaz non erano vicini ai movimenti del blocco nero, ma le armi da guerra(molotov) possedute dai manifestanti furono in realtà poste nella scuola dalle stesse forze di polizia per sviare le indagini, esse erano state trovate dalla polizia nella mattinata durante gli scontri lungo Corso Italia.


 

22 Luglio

fatti seguenti al G8

 

Molti dei manifestanti presenti a Genova che vennero messi in stato di arresto durante le manifestazioni vennero trasportati alla caserma di Bolzaneto, approntata come centro di identificazione delle persone fermate. Si stima che durante tutto il G8 all'interno della caserma abbiano sostato intorno alle 500 persone, di cui 19 furono trasportati in caserma direttamente dalla scuola Diaz a seguito dei fatti. La maggior parte dei fermati accusò le forze dell'ordine di violenze verbali e fisiche, fatti poi confermati sia dai carabinieri che dal parlamento europeo. Quella di Bolzaneto, insieme ai fatti della scuola Diaz fu una grandissima violazione dei diritti umani, secondo le ricostruzioni, all'ingresso della caserma, sui due lati del corridoio erano schierate due file di carabinieri che picchiavano con calci, manganelli girati e pugni chiunque passasse. Molti dei manifestanti vennero poi costretti a stare in piedi ore e ore senza la possibilità di avere un bagno, venne negata la possibilità di utilizzare degli assorbenti e cure mediche d'ogni specie.


Obbligarono ragazze a spogliarsi e a fare piroette davanti le forze dell'ordine, vennero strappati i piercing dal corpo, anche nelle parti intime e lacerarono le dite di un manifestante divaricandole e continuando a malmenarlo. Dentro l'infermeria le violenze continuarono, dove, le forze dell'ordine di fronte alle richieste di cure mediche, negavano quest'ultime e picchiavano i detenuti, tutto questo accompagnato da cori come: "1-2-3 viva Pinochet" o inneggianti alla figura di Benito Mussolini. Un vero massacro, a Bolzaneto i manifestanti vennero brutalmente torturati dalle forze dell'ordine, di cui alcuni ancora in servizio. Abbiamo la fortuna di aver avuto persone con il coraggio di denunciare le violenze delle forze di polizia durante quei 3 giorni infernali, è chiaro, se molti dei violenti poliziotti alle manifestazioni sono ancora in servizio è anche perché non sono mai stati identificati, riteniamo quindi giusto pretendere i codici identificativi sui caschi delle forze dell'ordine, una legge mai implementata dallo stato italiano che potrebbe garantire più sicurezza e sicuramente giustizia punendo chi quella divisa non la merita. Che i fatti di Genova non si ripetano mai più, mai più ingiustizie, mai più violenza!

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