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Qualcosa si muove ad Est.

La prima guerra Sino-Giapponese.

Per iniziare a comprendere realmente la storia di Taiwan dobbiamo rifarci a quella che fu la prima guerra sino-giapponese, combattuta tra il 1894 e il 1895 tra gli imperi di Cina e Giappone.

Con la sconfitta cinese Taiwan, la Manciuria orientale e la Penisola di Liaodong furono cedute al Giappone, e la Corea divenne un protettorato giapponese.

Su pressione Tedesca, Russa e Francese, il giappone restituirà poi Shandong e gran parte della penisola di Liaodong.


La fine dell'impero Qing.

Da qui in poi la Cina continentale e Taiwan vivranno separate, fin quando nel 1945, con la fine della seconda guerra mondiale, l’isola di Formosa tornerà alla Repubblica di Cina, ma nel frattempo ne erano successe di cose sulla terra ferma.


La sconfitta Cinese diventerà infatti il simbolo della degenerazione e dell’indebolimento della dinastia Qing che, qualche anno più tardi, porteranno alla rivoluzione del 1911, che si concluderà poi con l’abdicazione del neo imperatore Pu Yi, e con la nascita della Repubblica di Cina.


La Repubblica di Cina.

La repubblica verrà proclamata il primo gennaio del 1912 e Sun Yat-sen, considerato il padre della Cina moderna, fu nominato presidente provvisorio. Pochi mesi dopo per evitare ulteriori conflitti rinuncerà alla presidenza a favore di Yuan Shikai, generale dell'esercito del nord, che aveva nel frattempo fatto dichiarare la caduta dell'ultimo imperatore della Cina, Pu Yi.

Con la definitiva caduta della monarchia le province alla periferia dell’impero del Tibet e dello Xinjiang si resero autonome, mentre la mongolia acquisì la sua indipendenza poiché, essendo territorio della Corona, non vi erano più legami con la Cina.


Il Governo di Beiyang e l'Anarchia Cinese.

Il 12 agosto 1912 fu fondato il Kuomintang, il partito nazionalista, di cui lo stesso Sun Yat-sen fu acclamato presidente.

Nel novembre 1913 Yuan Shikai sciolse il parlamento e iniziò un processo di accentramento su di sé del potere che lo portò nel 1915 a restaurare brevemente l'Impero. Il 6 giugno 1916 dopo essere però stato sconfitto dalle forze repubblicane, Yuan Shikai morì lasciando la Cina nel caos più totale e alla mercé dei "signori della guerra", riuniti nel governo di Beiyang, l’unico riconosciuto internazionalmente all’epoca come “Cina”.


L'inizio della rivoluzione Cinese.

Nel 1921 Sun Yat-sen fondò a Canton, nel sud della Cina, un autoproclamato governo militare, di cui era presidente e generalissimo, che rivendicava l'autorità su tutta la Repubblica di fronte all'arbitrio e al disordine del nord, dove l'autorità del governo di Pechino era disputata tra le diverse fazioni dei signori della guerra dell’instabile Governo Beiyang.


Il primo Fronte Unito.

In questo contesto il Kuomintang di Sun Yat-sen cercò in un primo tempo l'appoggio degli stati dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti ma nel 1921, non avendo ricevuto alcuna risposta alle sue richieste di aiuto, decise di rivolgersi all'Unione Sovietica che allora stava uscendo dalla guerra civile in cerca di un ruolo internazionale.

La politica sovietica fu quella di appoggiare contemporaneamente sia Sun Yat-sen ed il Kuomintang che il neonato Partito Comunista Cinese, fondato nel luglio dello stesso anno sulla base della teoria avanguardista di Lenin.


Fu così che nel 1923 fu stipulato a Shanghai un accordo tra Sun Yat-sen ed il rappresentante del Comintern, l’organizzazione internazionale alla quale era affiliato il PCC, un accordo che prevedeva l'aiuto sovietico per l'unificazione della Cina e che consentì una breve alleanza tra il Kuomintang e il Partito Comunista Cinese.


La collaborazione con i comunisti.

La collaborazione e l’assistenza sovietica comprese un supporto sia politico che militare, ma con la morte di Sun Yat-sen e la salita al potere di Chiang Kai-shek a guida del Kuomintang le cose presero una piega differente.


Improvvisamente nel marzo 1926 dopo essersi imposto come capo indiscusso del KMT grazie all'appoggio della fazione di destra, allontanò i consiglieri sovietici ed impose restrizioni nella partecipazione dei membri del PCC alle decisioni del partito nazionalista.

L'Unione Sovietica, sperando di evitare comunque una definitiva frattura tra KMT e PCC ordinò ai membri del partito comunista di svolgere attività segreta a favore della Spedizione del Nord che ebbe finalmente inizio da Canton nel luglio 1926.


All'inizio del 1927 lo scontro intestino, tra KMT e PCC, giunse alle estreme conseguenze. Il partito comunista e l'ala di sinistra del KMT decisero di spostare la sede del governo nazionalista da Canton a Wuhan. Chiang Kai-shek, la cui posizione si era notevolmente rafforzata dal successo della Spedizione del Nord, inviò le forze a lui fedeli contro l'organizzazione del PCC di Shanghai.

La spedizione passò alla storia come Massacro di Shanghai, vide centinaia di comunisti uccisi e arrestati, e fu la scintilla che segnò l’inizio della guerra civile cinese.


Questa azione aprì un baratro tra Chiang Kai-shek ed il governo di Wang Jingwei e distrusse le basi urbane del PCC. Chiang Kai-shek, espulso dal KMT in seguito alle sue azioni, formò allora un governo alternativo a quello di Wuhan con sede a Nanchino.

La Cina venne così a trovarsi, per breve tempo, ad avere tre capitali: Pechino, la capitale internazionale controllata dai signori della guerra; Wuhan sede del governo dell'ala sinistra del Kuomintang, e Nanchino sede del governo formato da Chiang Kai-shek ed appoggiato dall'ala destra del Kuomintang.


La prima fase della guerra civile.

Lo scontro tra le due anime del Kuomintang si risolse a favore della fazione di Chiang Kai-shek che riuscì ad espellere da Wuhan i comunisti del PCC e i loro alleati. Per i dieci anni seguenti Nanchino sarà, di fatto, la sede del governo della Cina.


A seguito dei fatti di Shanghai, il Comintern comunicò nuove direttive per il PCC che dette inizio ad una serie di rivolte in ambito urbano e rurale che però ebbero esito negativo.

Fu così che il partito comunista riorganizzò le forze rimanenti in un certo numero di basi nel sud della Cina, che nel 1930 subirono una serie di campagna di accerchiamento o di annientamento da parte del Kuomintang.


La lunga marcia

Per evitare la distruzione totale, facilitata anche dalla presenza di consiglieri militari tedeschi al servizio del Kuomintang, nel 1933 il PCC decise, non senza discussioni e jconflitti interni, di affidarsi a una mossa strategicamente azzardata: uno spostamento di più di 6.000 km verso nord delle sue basi.

Questa manovra, che passerà alla storia come la Lunga marcia, segnò anche il definitivo affermarsi di Mao Zedong come capo del partito comunista.


Nel frattempo nel 1931 l’impero Nipponico aveva invaso la regione della Manciuria, permettendo la nascita dello stato-fantoccio giapponese del Manciukuò.


L'arresto di Chiang Kai-Sherk.

Il 12 dicembre 1936 Chiang Kai-shek venne preso prigioniero da Zhang Xueliang, un signore della guerra del nord che dopo essere stato invato dallo stesso Chiang per annientare le forze comuniste aveva ottenuto solo ingenti perdite, e da Yang Hucheng, un altro signore della guerra del nord.


I due lo rilasciarono solamente dopo la stipula di un patto in funzione anti giapponese con i comunisti, patto che dette vita al Secondo Fronte Unito.


L'invasione giapponese e il secondo fronte unito.

Con la nascita del secondo fronte unito il conflitto interno tra nazionalisti e comunisti si normalizzò, nonostante ciò entrambe le parti cercarono costantemente, durante il conflitto, di accaparrarsi il controllo della maggior parte delle cosiddette zone libere, ossia di quei distretti della Cina non occupati dai giapponesi o dai governi fantoccio a loro fedeli.


L’incidente del ponte di marco polo nel luglio del 1937 fu il pretesto perfetto per il Giappone di attaccare.


La seconda fase della guerra civile.

Nel 1945 con l’invasione della Manciuria da parte dei Sovietici e con gli attacchi nucleari Statunitensi il Giappone si arrese, permettendo così a Comunisti e Nazionalisti di recuperare i territori precedentemente occupati, il vista della continuazione della guerra civile.

Le truppe sovietiche catturarono oltre 700.000 prigionieri ed un'ingente quantità di materiale militare che misero a disposizione del partito comunista.


Gli sforzi di giungere ad un accordo formando un governo di unità nazionale furono vanificati dall'intransigenza di entrambe le parti, sia sulle questioni politiche, che sul controllo delle regioni riconquistate dopo la sconfitta giapponese.

Nel frattempo, a livello militare, vi fu un notevole rafforzamento di entrambi i fronti: l'esercito nazionalista, pur diminuendo di entità, venne completamente riarmato dagli Stati Uniti che utilizzarono per tale operazione l'ingente quantità di materiale bellico rimasto disponibile al termine della guerra mondiale, mentre le truppe sotto il controllo comunista, riorganizzate nell'Esercito Popolare di Liberazione, utilizzarono il materiale bellico giapponese per riorganizzarsi dandosi la struttura di un esercito convenzionale.


La Repubblica Popolare e la fuga a Taiwan.

Il 1º ottobre 1949 Mao Zedong proclamò la costituzione della Repubblica Popolare Cinese con capitale Pechino. Caduta l'ultima capitale nazionalista Chongqing nel novembre, Chiang Kai-shek con circa 600.000 soldati e circa 2.000.000 di civili, abbandonò con una lunga marcia da Chongqing alla costa del mar cinese, e da qui grazie all'aiuto navale della 7ª Flotta statunitense, la Cina continentale per rifugiarsi nell'isola di Taiwan.


Nel dicembre dello stesso anno Chiang Kai-shek proclamò la città di Taipei come capitale provvisoria della Repubblica Cinese, affermando di rappresentare il solo governo legittimo della Cina. Poco dopo, sempre in dicembre, cade l'ultima grande città continentale rimasta ancora in mano ai nazionalisti, Chengdu.


La guerra fredda e gli interventi di Taiwan.

Le ultime sacche di resistenza nazionaliste nel sud furono debellate all'inizio del 1950, e molti osservatori ritenevano imminente la caduta del governo nazionalista come conseguenza dell'invasione di Taiwan da parte della RPC, e anche gli Usa inizialmente non sembrarono interessarsi al destino del loro antico alleato.


Ma la Guerra di Corea cambiò del tutto la situazione: in queste condizioni permettere una vittoria totale comunista sopra i nazionalisti divenne politicamente impossibile per gli USA, al punto che il presidente Harry Truman ordinò alla Settima Flotta USA di occupare la porzione di mare tra la Cina continentale e Taiwan, in modo da impedire il lancio di un'operazione di sbarco da parte del governo di Pechino.


Tra il 1950 ed il 1960 il governo di Taiwan mantenne una certa attività di piccole incursioni nelle zone costiere della Cina continentale, benché gli Usa fossero estremamente riluttanti ad impegnarsi in alcun modo nelle continue promesse di Chiang Kai-shek di ritornare nella Cina continentale.


Aerei da bombardamento nazionalisti attaccarono in più riprese obiettivi nella Repubblica Popolare Cinese e gruppi di incursori, talvolta composti anche da 80 uomini e guidati, in alcune occasioni, da militari statunitensi, misero a segno azioni volte all'uccisione di soldati, al rapimento di dirigenti politici, alla distruzione di infrastrutture ed al furto di documenti.


La prima crisi sullo stretto di Formosa.

Forte dell'appoggio USA, ai primi di agosto del 1954, Chiang Kai-shek trasferì 58.000 soldati a Quemoy in modo da creare una 'cintura' di contenimento atta a sventare eventuali attacchi contro Formosa: mossa che irritò non poco l'esecutivo di Pechino, preannunciando anche l'uso della forza.


Gli Stati Uniti d'altro canto misero sull'avviso Pechino, avvertendo che in caso di attacco contro Taiwan, sarebbero in qualche modo intervenuti per scongiurarlo. Monito, quest'ultimo, che spinse l'Unione Sovietica a criticare aspramente Washington e a lasciare intendere sue eventuali mosse di carattere militare.


Nonostante l’avvertimento della Casa Bianca, il 3 settembre 1954, cinque divisioni di artiglieria dell'Armata Rossa cinese si posizionarono lungo la costa orientale, dando inizio ad un pesante bombardamento su Kinmen. Le eventuali ritorsioni atomiche Statunitensi contro Pechino spinsero Mao a cessare i bombardamenti.