Cerca

Refugees Weaponizing, la crisi dei migranti fra Polonia e Bielorussia.

È dalla metà dello scorso novembre che torna ad inasprirsi la situazione alle frontiere nordorientali dell’UE: migliaia di migranti (dai 3 ai 4000 stima Varsavia) provenienti prevalentemente da Iraq, Siria, Yemen e Afghanistan, assecondati dal governo di Minsk, tentano in massa di raggiungere l’occidente dal confine Bielorusso-Polacco/Lituano/Lettone.


Oltre alle estreme condizioni di fame e di freddo, le continue tensioni e gli scontri con l’esercito sono all’ordine del giorno per i profughi di guerra: oltre al filo spinato, infatti, le frontiere europee sono “difese” da colpi di fucili, lacrimogeni, idranti e dai cani da guardia dei militari polacchi che hanno portato ad oggi centinaia di arresti e più di 5 morti.



L’Ipocrisia di Bruxelles e provocazioni da Mosca


Dalla caduta di Kabul nell’agosto di quest’anno le diverse tratte migratorie non hanno potuto che intensificarsi: a Baghdad, in Iraq, oltre ai trafficanti impegnati nelle tratte mediterranee, anche l’ambasciata bielorussa incentivava l’immigrazione dei profughi verso l’Europa: Stando alle testimonianze degli stessi migranti al confine polacco

“La Bielorussia ha aperto le sue porte, ma non sono stati loro a portarci qui”.


Appare evidente che quello di Alexander Lukashenko non sia stato un “attacco ibrido” studiato al dettaglio come sosteneva il presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen su twitter, ma piuttosto un’occasione colta in modo astuto con lo scopo di danneggiare l’immagine dell’UE: questa infatti si trova da sempre in difficoltà con le politiche nazionaliste anti-migratorie dei paesi dell’est e del sud europa.


Lukashenko ha premuto su questo nervo scoperto per vantaggi politici: alla dichiarazione europea di aumentare ulteriormente le sanzioni alla Bielorussia in seguito alla crisi, il Generale minaccia la chiusura del gasdotto Yamal-Europe, che dalla Russia trasporta gas in Polonia e in Germania.


Nonostante il Cremlino abbia messo fuori discussione tale provvedimento, Mosca giudica l’Ipocrisia dell’UE nel condannare le azioni della Bielorussia come “strumentalizzazione dei migranti”, riferendosi alla politica di contenimento forzata che l’Europa paga per far applicare a paesi come Turchia, Grecia, Serbia, Tunisia e Libia, tramite campi di concentramento o di tortura, recinsioni blindate e sorveglianza violenta da parte delle forze armate locali.

23 visualizzazioni0 commenti

Post correlati

Mostra tutti