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Scacco alla Russia - Guerra alla Cina

I droni Grey Eagle saranno dati dagli Stati Uniti all'Ucraina.

Partiamo da questa notizia importante che ci segnala quanto Washington intenda sostenere la resistenza di Kiev contro la Russia, mentre la guerra si prolunga.

Il Gray Eagle permetterà di fare un importante salto di qualità per quanto riguarda la consapevolezza della situazione degli ucraini grazie alla sua suite di sensori.


Recentemente Washington ha affermato di non voler più fornire a Kiev i dati di intelligence che potrebbero essere utilizzati per colpire il territorio russo, ora invece l’esercito ucraino potrà procedere autonomamente sfruttando proprio le informazioni raccolte dai Gray Eagle.


Vogliamo partire da questa notizia per sviscerare “la grande forza di volontà” che gli stati uniti ripongono in questo conflitto, in una prospettiva più ampia, globale.


Lo stallo

Quasi quattro mesi di guerra hanno portato ad uno stallo: gli ingenti rifornimenti occidentali hanno permesso all’Ucraina di fronteggiare l’avanzata russa respingendola prima a Nord, e contenendola poi a Sud.


È chiaro che un esercito composto da un milione di uomini che per la prima volta prendono un fucile in mano difficilmente avrebbe ottenuto determinati risultati senza l’addestramento e i rifornimenti occidentali.


Da qui si arriva direttamente alla domanda, perché queste forniture?

La risposta più rapida che ci sentiamo di proporre è: per mantenere uno status quo, una risposta più esaustiva richiede invece qualche riga in più.


Né troppo né troppo poco.

La strategia portata avanti dall’occidente sembra essere ben calibrata nel dosaggio degli armamenti inviati all’Ucraina.


Quelle che a noi sembrano cifre esorbitanti riguardo le attrezzature inviate dall’occidente sono effettivamente tali: l’Ucraina si sta confrontando contro la seconda potenza militare globale, e questo comporta uno sforzo bellico immane che ha dovuto mobilitare quasi un milione di riservisti.


Ma se l’occidente avesse la capacità di sconfiggere la Russia sul fronte Ucraino (e ne ha effettivamente la capacità), perché non lo sta facendo?

Analizziamo prima tre scenari ipotetici sulla fine del conflitto.


Sconfitta Russa:

  • L’establishment Russo difficilmente accetterebbe una sconfitta contro una nazione considerata (e de facto) minore, questo sarebbe più portato a continuare il conflitto anche sacrificando decine di migliaia di vite. La Russia riuscirebbe infatti a resistere per uomini e mezzi ad un qualsiasi conflitto regionale, seppur contro un esercito parzialmente ben fornito.

  • Nonostante ciò l’economia, che si basa sull’export di energia, è stata già duramente colpita prima dalla pandemia e poi dalle ulteriori sanzioni economiche occidentali, tamponate comunque dalla dipendenza dal gas russo di molte nazioni soprattutto europee.

  • Un’eventuale resa di Mosca si raggiungerebbe con una crisi politica interna e con un collasso dell’intero sistema russo, che inevitabilmente cambierebbe le carte in tavola.


Sconfitta Ucraina:

  • Senza il supporto e la formazione occidentale, difficilmente l’esercito Ucraino riuscirebbe a fronteggiare un esercito superiore per uomini e armamenti, senza considerare l’occupazione militare del territorio e gli ingenti danni economici che comporta.

  • Se le forniture smettessero di arrivare o diminuissero i rapporti di forza cambierebbero, sbilanciandosi verso Mosca e contribuendo all’avanzata nel territorio Ucraino, ma considerando gli interessi statunitensi che ipotizzeremo tra poco, escludiamo anche questa prospettiva.


Una mezza vittoria e una mezza sconfitta.

  • Ipotizziamo infine anche che, stremati dal conflitto o sull’orlo di una crisi interna, entrambi i governi decidessero di mettersi a tavolino e raggiungere un accordo di pace, uno di quelli che lascia l’amaro in bocca, com’è normale che sia.


In tutti e tre i casi si arriverebbe alla fine del conflitto, e ognuno tornerebbe a casa propria più o meno affranto.

Ma in una condizione in cui la Russia non è impegnata in un conflitto armato, questa può riprendersi militarmente ed economicamente dalla guerra, imparando dai suoi errori, cosa che impossibile per una nazione già impegnata in un conflitto diretto, ed è esattamente questo che gli Stati Uniti vogliono evitare.


L’obiettivo statunitense infatti non si limita al contenimento della russia, ma all’isolamento della Cina.


La prossima guerra.

Sappiamo che l’economia regna su ogni cosa, e se è vero che la Cina si accinge a superare economicamente gli Stati Uniti nel giro di un decennio, è chiaro che Washington non si farà rubare quasi 100 anni di egemonia economica, politica e militare così facilmente.


È la storia ad insegnarcelo: due grandi potenze economiche che si apprestano al confronto ne definiranno uno armato, che diventerà inevitabilmente mondiale.

Gli Stati Uniti si starebbero quindi preparando a fronteggiare militarmente la Cina in una prospettiva a lungo termine, e la Cina non si fa certo aspettare.

Il riarmo è già iniziato da tempo e suggerisce solo un inasprirsi delle tensioni internazionali.


Considerando l'alleanza tra Cina e Russia, definita quasi esclusivamente dal nemico comune e da una storia parzialmente condivisa, gli Stati Uniti mirano a mettere fuori gioco la seconda potenza militare mondiale, la Russia, incastrandola in un altro conflitto paragonabile forse a quello in Afghanistan.


Così facendo, la Russia non potrà permettersi di entrare in un nuovo conflitto su larga scala. A questo punto gli Stati Uniti disporrebbero di più aperture per fronteggiare la terza potenza militare mondiale, la Cina, prossima grande rivale del nuovo millennio.


Lo scacchiere geopolitico è in movimento, è nostro compito provare a prevedere le mosse dell'uno e dell'altro schieramento.


La Rand Corporation.

A sostegno di questa tesi ci aiuta un documento ufficiale datato 2019 della Rand Corporation, think thank statunitense addetto alla creazione di piani strategici nazionali, intitolato proprio “Sovraccaricare e Sbilanciare la Russia”.


I un’analisi costi-benefici, si analizzano le varie opzioni proposte che gli Stati Uniti e i loro alleati potrebbero perseguire in aree economiche, politiche e militari per sottolinare, estendere e sbilanciare l’economia, le forze armate russe e la posizione politica del regime in patria e all’estero.


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