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Vietata ogni tipo di manifestazione.

Aggiornamento: 9 dic 2021



Riporta la data del 10 novembre 2021 il provvedimento emanato dal Ministero dell’Interno riguardante il divieto di manifestazioni e di scioperi in luoghi aperti, come risposta alle “elevate criticità sul piano dell'ordine e della sicurezza pubblica” dovute ai diversi cortei No Green Pass in tutta la penisola.

Preceduta da iniziative già prese in autonomia dalle municipalità di Roma e di Trieste in ottobre, la direttiva del ministro Lamorgese autorizza ed invita i governi regionali ed i sindaci “ad individuare specifiche aree urbane sensibili” come piazze, corsi e centri principali in cui applicare il divieto di manifestazione:

“Più nel dettaglio, in una logica integrata e unitaria e ferme restando le prerogative previste dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (art. 2) e dal relativo regolamento di attuazione, i Prefetti vorranno provvedere con apposite direttive, ai sensi dell'art. 13, secondo comma, della legge 1 aprile 1981, n. 121, ad individuare specifiche aree urbane sensibili, di particolare interesse per l'ordinato svolgimento della vita della comunità, che potranno essere oggetto di temporanea interdizione allo svolgimento di manifestazioni pubbliche per la durata dello stato di emergenza, in ragione dell'attuale situazione pandemica.”

Secondo lo stesso testo si deduce che la direttiva non si tratta di un provvedimento provvisorio, ma di un’imposizione attualizzabile da qui fino alla fine della pandemia.


Misura contro i No Green Pass?

Il documento dichiara esplicitamente che il provvedimento è stato preso in risposta ai sempre crescenti cortei di dissenso verso il Green Pass, in quanto questi ostacolerebbero le piccole attività nei centri urbani e creerebbero sgomento per i cittadini, oltre ad aumentare la diffusione del virus:

Le misure sanitarie di contenimento del contagio da COVID-19, sia con riguardo all'introduzione dell'obbligo del green pass, sia con riferimento alla campagna vaccinale in atto, continuano a essere oggetto di frequenti manifestazioni di protesta e di contestazione che si svolgono sull'intero territorio nazionale. Tali manifestazioni, che sono rappresentative del diritto ad esprimere il dissenso, stanno determinando, tutta_via, elevate criticità sul piano dell'ordine e della sicurezza pubblica, nonché sul libero esercizio di altri diritti, pure garantiti, quali, in particolare, quelli attinenti allo svolgimento delle attività lavorative e alla mobilità dei cittadini, con effetti, peraltro, particolarmente negativi nell'attuale fase di graduale ripresa delle attività sociali ed economiche. Inoltre, in occasione di tali manifestazioni, si riscontra frequentemente un significativo livello di inosservanza delle disposizioni di prevenzione del contagio”.


O strumento utile contro gli scioperi?

Nonostante ciò, nell’ultima pagina viene specificato che se i disordini relativi ai No GP le abbiano rese necessarie, le misure espresse prima debbano venir considerate per ogni tipo di manifestazione:

“Nel precisare che le presenti indicazioni, per la loro valenza generale, potranno trovare applicazione per manifestazioni pubbliche attinenti ad ogni altra tematica, si evidenzia come l'evoluzione del fenomeno correlato alla protesta per le misure emergenziali dettate dal COVID-19 ne renda necessaria l'urgente e immediata attuazione.”


C’è da considerare infatti, che una decisione completamente senza precedenti nella storia della Repubblica come questa, è stata presa in una dura stagione di scioperi e proteste sindacali e studentesche: Non a caso i prima citati provvedimenti stabiliti a Roma e Trieste, furono presi in vista di uno sciopero generale convocato dall’USB nella prima e di uno sciopero delle lavoratrici licenziate di Alitalia nella seconda.

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